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Il suo nuovo album era stato appena finito, quando Nikki Sudden, che fu con Epic Sountracks il membro fondatore degli Swell Maps, ci ha lasciati. Un attacco cardiaco, mentre faceva colazione, a casa sua, e leggeva il giornale, come ogni mattina. La sua musica era la sua vita, non voleva saperne di andare in pensione, ha dato il meglio di quanto aveva dentro sulle sue nuove canzoni e solo adesso che abbiamo in mano “The Truth Doesn’t Matter” e possiamo ascoltarlo per intero, capiamo che Nikki non se ne è veramente andato. “Empire Blues” è una ballata gustosa ed incalzante che parla di morte e di resurrezione a viso aperto, così come solo un vero rock and roller poteva fare, invece “Seven Miles”, “Nothing Left” e “The Ballad Of Johnny and Marianne” sono delle ballate elettriche piacevolmente andanti, che è un piacere ascoltare. Su “Don’t Break My Soul”, “Gin Palace” e “Draggin’ Me Down” ritroviamo le tracce del suo ritrovato entusiasmo per il rock and roll basico ed essenziale del suo periodo punk. C’è invece molta malinconia su “Talking To The Wrong Guy” e su “The Price Of Nails”, una ballata in cui confluiscono tristezza e dolore, il presagio forse di una fine imminente. “Green Shield Stamps” è un gran bel pezzo, eminentemente autobiografico, che ripercorre - con delicatezza e con quel garbo elettrico che caratterizza tutta l’ultima produzione di Nikki Sudden - l’intera esistenza dell’autore, che rivisita i giorni del glam rock, citando i T.Rex di Marc Bolan, il primo David Bowie, i Mott the Hoople , Gary Glitter e gli Slade. Chiudiamo con “Beyond Hope”, una “love song” disperata ma bellissima, che si avvale di una stesura pregevole, sia per quanto riguarda le armonie che le lirica. Il testamento finale di un autore che ha vissuto tutto in prima persona, un rock and roller profondo e maturo, che sa parlare con gli Angeli attraverso la sua chitarra e le sue canzoni, melodiose e drammatiche, sincere ed elettriche. Rest In Peace, brother!
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