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L’ultimo vero acuto di Jay-Z risale al 2001 con l’ottimo “The Blueprint”. “The Black Album” (2003) doveva costituire, per sua stessa ammissione, la sua definitiva uscita di scena come rapper: era un buon disco ma lasciava in bocca la sensazione che la parabola discografica di Jigga avesse ancora qualcosa da dare o che, perlomeno, non fosse chiusa in maniera compiuta. Ed infatti eccoci qua, 2006, nuovo disco e giusto qualche produttore a caso per le basi: Dr.Dre con 4 pezzi (!), Just Blaze con 3, Kanye West, Neptunes, Swizz Beatz ed il sorprendente Chris Martin (Coldplay) con una produzione a testa…giusto due lire…Diciamo la verità, a priori non ci si avvicina a questo disco con animo granché benevolo: Jay-Z è multimilionario, ha venduto milioni di dischi (circa 32) in tutto il mondo, si è comprato la Def Jam e si era pure già ritirato ufficialmente; si fa fatica a sganciargli i soldi per un altro disco senza chiedersi se ne abbia davvero bisogno e se non ci stia prendendo in giro. Il problema è che “Kingdom Come” è veramente un album solido e ad alto livello da tutti i punti di vista: al microfono Jay-Z è validissimo come sempre sia che rappi con calma, che acceleri, che stia nel ritmo delle basi o che si lanci con naturalezza in qualche extra-beat; le liriche non si limitano poi ad una sterile autocelebrazione di quanto fatto dal nostro fino ad oggi ma contengono riflessioni su svariati temi: i vari risvolti della fama, la scomparsa di persone vicine, l’uragano Katerina, la dedica del proprio successo alla madre, la politica, le responsabilità di essere ormai un adulto e del proprio ruolo nella scena musicale. Dal punto di vista della produzione “Kingdom Come” è avvincente ed interessante rimanendo sempre ad alti livelli di originalità e qualità: è davvero difficile trovare dei ‘filler’ nelle 14 tracce del disco che spazia da club bangers a tracce più minimali ed acide ad altre invece raccolte ed intimiste senza mai perdere di credibilità. Nell’introduttiva e suadente “The Prelude” (prodotta da B-Money) il nostro riprende contatto con i suoi fans e fa un po’ il punto della situazione sul fatto di avere quasi 38 anni e di essere ancora al microfono. Seguono 3 pezzi prodotti da Just Blaze che alzano subito la temperatura del disco riproponendo il tipico sound newyorchese potente e colorato caratteristico delle collaborazioni tra i due ormai da anni: in questo senso sono ottime “Oh My God” e “Kingdome Come”. Dr.Dre presenta delle produzioni particolarmente tranquille e down beat dove risalta il suo talento minimale e la sua capacità di creare basi semplici ma con quel qualcosa in più che le eleva dal resto: “Lost Ones” è fatta di niente ma è classe pura, “30 Something” è punteggiata da brevi sample di piano, fiati ed archi che costituiscono un insieme minimale ma davvero particolare, “Trouble” è graffiata da synth abrasivi, carezzata da un calmo sample di piano e costruisce un’atmosfera calda e fredda allo stesso tempo, infine l’emozionante “Minority Report” con archi in sottofondo, due accordi di piano ed il suono della pioggia fornisce a Jay e a Ne-Yo la base ideale per riflettere su cosa è stato l’uragano Katrina a New Orleans e su come è stato gestito male dalle autorità: un calmo ma deciso calcio nei coglioni all’amministrazione Bush. Kanye West fornisce una buona base pensierosa per “Do You Wanna Ride”, impreziosita dall’ottimo cantato di John Legend. I Neptunes fanno appieno il loro dovere in “Anything” dove Jay offre un’ottima prestazione con notevoli accelerazioni del suo flow; ai cori Pharrel ed Usher. Swizz Beatz offre una base lenta e massiccia per “Dig A Hole” con una cassa profonda e rimbombante e drammatici sample di fiati. Il cantante dei Coldplay Chris Martin produce “Beach Chair” ed il risultato è sorprendente: il pezzo è completamente hip-hop ma è inconfondibile l’impronta del suono Coldplay che crea un’atmosfera raccolta ed emozionante; davvero un gran bel pezzo che chiude l’album al meglio. Da citare anche la buona prova di Dj Khalil per “I Made It”, che Jay dedica alla madre, e di Scyience per “Hollywood”, buon numero soul-hop con Beyoncé dove Jay-Z viaggia come un treno. Non c’è nessun vero passo falso in “Kingdom Come” che si mangia letteralmente il nuovo di The Game e rappresenta un ritorno in grandissimo stile per Jay-Z, che lo si ami o lo si odi, che faccia piacere o meno.
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