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Sergio Borsato
Occhi Di Lupo
2006
Daigo/Deltadischi
di Mauro D'Alonzo
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E’ nato nel 1962 e, benché le sue canzoni non abbiano mai raggiunto il grande pubblico, il suo nome è caro a parecchi addetti ai lavori, che ne hanno sempre apprezzato la curiosità e la voglia di andare oltre il perimetro specificamente musicale. L’etichetta di interprete, infatti, a Sergio Borsato va decisamente stretta e la sua interessante biografia offre parecchi spunti che fanno emergere una visione multiforme e poliedrica dell’attività compositiva. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che, nonostante la prima chitarra l’abbia strimpellata alla tenera età di dieci anni, i suoi dischi all’attivo siano appena tre e che l’esordio sia avvenuto con i primi capelli bianchi. Le sue liriche non sono il frutto di un’improvvisa folgorazione, ma scaturiscono da una riflessione pazientemente coltivata nel tempo grazie anche all’influenza di muse di segno diverso. Tra le quali, fondamentale è certamente stato l’incontro con il defunto poeta Gino Pistorello, che Sergio, appena adolescente, ha lungamente frequentato a Bassano del Grappa intessendo una fitta trama di relazioni e interscambi culturali. La sostanza poetica è proprio uno dei tratti peculiari di Sergio Borsato. La sua penna traccia volentieri dei piccoli bozzetti intrisi di solitudine e dolce malinconia che però non tracimano mai nella disperazione. Tutti i temi del nuovo album si muovono lungo questo solco e due brani che concorrono profondamente a scavarlo sono “Dentro Al Cuore”, una dolente ballata capace di colpire le coronarie più tenaci, e “Il Re Degli Orchi”, digressione evocativa ornata da un pizzico di grinta in più. “Occhi Di Lupo” è un delicato esercizio di incastri filologici che fortunatamente l’autore costruisce con fermezza e senza indulgere ad uno dei vizi più ricorrenti tra i cantautori nostrani (vedi Samuele Bersani), cioè l’autocompiacimento. La forza della parola non è l’unica risorsa sulla quale punta Sergio Borsato. I brani freschi di stampa attingono da svariati modelli stilistici e non gli si può certo rimproverare di essere appiattiti su un genere piuttosto che un altro. I punti cardinali sono il folk ed il rock e tra queste coordinate basilari non mancano omaggi al blues (“Ballare E Levare”) e alla tradizione cantautorale italiana (l’impronta sociale dell’immigrazione narrata da “Bastimento”). A volte la citazione è fin troppo esplicita (l’opening track rimanda senza ombra di dubbio a Ligabue) e altri momenti sembrano conditi da troppa melassa (“Colorerai Il Mio Mondo”), però nel complesso il gioco convince ed è in grado di intercettare un gradimento trasversale. Se un appunto si può fare, riguarda la veste produttiva che appare sì studiata nei minimi dettagli, ma proprio per questo motivo rischia di risultare priva della necessaria schiettezza. E forse un’ora è una durata eccessiva, al termine della quale affiora un po’ di stanchezza. Ad animare Sergio Borsato è un’autentica urgenza espressiva, la stessa che, parallelamente ad “Occhi Di Lupo”, lo ha portato a collaborare con la casa di produzione Run Multimedia e con Friends & Partners per il programma Rai “Freedom” (del quale Borsato ha curato la sigla). Infaticabile e puntiglioso, l’artista veneto (i suoi natali risalgono però alla Svizzera) aggiunge così un altro prezioso tassello al suo pedigree. E pure se le alte vette delle classifiche resteranno un miraggio, la sua statura di personaggio colto e versatile è destinata comunque ad acquistare ulteriore credibilità.
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20/11/2006 -
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