|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
The Roots
Game Theory
2006
Def Jam
di Michele Cavagna
|
|
Il primo disco dei Roots dopo il loro passaggio alla Def Jam è un manifesto di hip-hop consapevole ed impegnato nei testi come da tradizione Public Enemy, letteralmente citati, infatti, nella quasi iniziale “False Media”. Musicalmente non viene tradita la natura ‘live’ di quello che è sempre stato il loro suono; qui però il tono si fa più scuro del solito e tutto il disco è pervaso da un’atmosfera malinconica: parla di come vanno le cose oggi, non benissimo come sappiamo tutti (la copertina è durissima in questo senso). In tale direzione si inserisce anche la tristezza per il destino tragico di quello che era un amico ed un grande produttore: Jay Dee viene ricordato sia nell’intro strumentale “Dilltastic Vol Won(derful)” che nella conclusiva “Can’t Stop This”, entrambe prodotte da lui; quest’ultima in particolare è un bellissimo e commovente saluto a qualcuno che in qualche modo vive ancora (il titolo significa letteralmente ‘non puoi fermare questa cosa’). Punto forte ed irrinuncabile dei Roots è, e rimane, il rap di Black Thought, uno dei migliori MC esistenti, sia come flow che come testi: in questo disco torna in forma smagliante ed è veramente emozionante seguirlo, anche e soprattutto quando duetta con l’ex collega Malik B (in ben tre tracce) ed un altro compagno di vecchia data come Dice Raw (in una traccia). Il rapper di Philadelphia ‘uccide’ (come dicono gli americani ‘kills’) letteralmente ogni beat sopra il quale si trovi a rimare: dalle tracce energiche e potenti come “Game Theory” (con un micidiale riff di tastiera), l’esplosiva “Here I Come” (in cui si ricompone l’originario terzetto degli anni ’90 con Malik B e Dice Raw!), il bellissimo singolo “Don’t Feel Right” o la dura “In The Music” alle tracce più riflessive e lente come la raccolta “Clock with No Hands”, l’amara “Livin’ In A New World”, l’intensa “Atonement” e la già citata “Can’t Stop This”. In conclusione un gran bel disco, molto meglio del precedente “The Tipping Point” (2004), e più a fuoco dell’eclettico “Phrenology” (2002).
|
|
14/11/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|