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Projecto Heleda
Roma – New York – Baires
2006
Club Records
di Claudio Biffi
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L’approccio ad un disco di musica jazz dà sempre sensazioni particolari, merita una forma di rispetto, apre l’animo a frontiere musicali atipiche rispetto al “rumore” costante che radio e televisione ci propongono giornalmente. Se poi il tema dominante dell’intero progetto è dedicato al tango allora la curiosità aumenta e offre diverse sorprese: la prima innanzitutto è che a suonare ci sono un gruppo di ottimi musicisti italiani, che il viaggio inizia a Roma e passando per New York arriva alla naturale meta di Baires, il porto di Buenos Aires, la seconda è che si tratta di una vera e propria aggregazione nata sotto la guida dell’ideatore Francesco Bennardis, che alla passione per il jazz associa l’amore per il tango; terza ed ultima precisazione, non aspettatevi un clone dei Gotan Project perché ogni canzone nasce e si sviluppa in chiave sperimentale con l’aiuto di strumenti non solo tradizionali ma elettronici come i campionatori e i loops, mai abusati ma che uniti alla tradizionale fisarmonica e al pianoforte diversificano e contaminano il suono originale senza alterarlo ma dandogli una connotazione originale. Le dieci tracce sono interamente strumentali ma disegnano un percorso tra diverse anime musicali che si esprimono liberamente ma condotte sapientemente dal pianoforte di Bennardis. In una recente intervista i Projecto Heleda hanno spiegato da dove è venuta l’ispirazione per comporre le dieci storie che compongono il cd. Così “Caras del Puerto” (facce del porto) ci guida attraverso la conoscenza delle “diverse anime” che frequentano un “luogo non luogo” come può essere il porto, “Piba Portena” (Ragazza del porto) svela la storia di una prostituta, elemento sensuale e sessuale, anello comune delle realtà culturali che si incontrano nei viaggi ma che non hanno bisogno della parola per comunicare. “Lucha por la Vida” (Lotta per la vita) è di grande attualità perché ci narra dell’emarginazione degli emigranti trattati con ostilità nei paesi dove cercano fortuna e l’incedere sincopato del pianoforte e della fisarmonica danno proprio la sensazione della sofferenza e dell’incertezza che colpisce chi è costretto a sopravvivere ai fattori esterni ma a combattere anche con chi condivide la stessa sorte. Le percussioni la fanno da padrone in “Mi noche tango” dove la fisarmonica è accompagnata da un campionatore e dal pianoforte producendo l’effetto groove con l’improvviso entrata della tromba di Luca Pietropaoli in una sorta di assolo sulla batteria ritmica. Ritmo decisamente brasiliano con la giusta dose di “saudade” per “Arrabalero” (periferia) dove le favelas sono le protagoniste ma vengono associate alle periferie di Buenos Aires e di Roma in una sorta di comune triangolazione, qui la fanno da padrone le tastiere Rhodes. La fisarmonica torna prepotentemente padrona sui ritmi sincopati del basso in “Mi hermano” (mio fratello) storia di un viaggio senza ritorno delle 30.000 vittime uccise dalla dittatura argentina tra il 1976 e gli inizi degli anni ’80 accomunata dalla tromba di “Gelida eco” ballata straziante in ricordo dei 5 milioni di ebrei mai ritornati dai campi di concentramento nazista. In “Ocho” il funky e la chitarra elettrica ci trasportano nei bassifondi del “ghetto nero” della new York degli anni ’70 ma la fisarmonica continua il suo viaggio indisturbata tracciando una linea sottile con “La riva” una nuova spiaggia da raggiungere con tutte le insicurezze che comporta un viaggio al buio, storia di migranti di ogni epoca. La fine del percorso è tutta nelle sorprese che arrivano inaspettatamente anche in un giorno qualsiasi in “Un dia como otro” come è stata una piacevole sorpresa la scoperta di questo disco dei Projecto Heleda. L'album è distribuito da da I.R.D. www.idr.it. e i link per maggiori informazioni:www.projectoheleda.com e www.clubrecords.net
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07/11/2006 -
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