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Xzibit
Full Circle
2006
di Michele Cavagna
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Dieci anni dopo il debutto con “At The Speed Of Life” (gran disco!) Xzibit ci propone il suo nuovo album, il sesto della serie. Gli ultimi due album non avevano convinto granché e questo “Full Circle” si pone quindi come importante test sullo stato di salute del nostro. Abbandonata la cricca di Dr. Dre, Xzibit affida gran parte della produzione a Jelly Roll ed i risultati purtroppo non sono dei migliori. Quello della produzione è un problema che perseguita il rapper della West Coast da troppo tempo: “Restless” del 2000 guardava un po’ al mainstream ma ancora si salvava; i due album seguenti invece erano veramente al di sotto delle aspettative, soprattutto considerando che Xzibit come MC è sempre rimasto a buoni livelli. Insomma qualcosa deve cambiare ma ormai viene il dubbio che non sappia circondarsi della gente giusta per far funzionare i suoi dischi. L’inizio dell’album è tragico: “Invade My Space” si apre con un tremendo cantato strappalacrime sul suono di un pianoforte melodrammatico…il pezzo attacca poi con una base spigolosa che affastella troppi suoni e non va da nessuna parte mentre il ritornello riprende la melodia iniziale. “Rollin’” è poco meglio con una produzione noiosa e datata. “Ram Part Division” potrebbe essere un pezzo decente ma il riff di synth sembra davvero troppo processato e alla lunga stanca; non aiuta poi il fatto che la voce di Xzibit sia modificata da un effetto che la fa sembrare la voce di Robocop: effettivamente parla dal punto di vista di un poliziotto ma il risultato finale è francamente quasi ridicolo. “Say It To My Face”, con Kurupt e Don Blaze, non è niente di che ma si fa ascoltare senza troppo disturbare con trovate fuori posto. Troviamo poi l’unico skit del disco dove Xzibit ed un altro personaggio sono ospiti di uno show televisivo in cui sono sospettati di essere padri di una dozzina di bambine: vengono scagionati grazie ad un test che dimostra la loro non paternità; non molto originale visto che negli USA esiste già un programma del genere. Segue “Scandalous Bitches” che sfodera finalmente una base decente dove infatti Xzibit funziona bene. “Concentrate” è tutta basata su un sample vocale che sembra la meditazione di un monaco tibetano, il beat è molto semplice ed il pezzo risulta facilmente noioso. “On Bail” si muove lenta in atmosfere orientaleggianti ed è nel complesso un pezzo abbastanza riuscito: troviamo ospiti qui The Game, Daz e T-Pain. “Family Values” ha un buon beat ma è rovinata da un ritornello dove Xzibit esagera nel ripetere troppe volte troppe frasi (possibile che non ci fosse un produttore in fase di arrangiamento che potesse fare un lavoro migliore??). “Black & Brown” ha un’atmosfera molto rilassata ed una buona base: parla degli scontri tra gang di neri e di ispanici a Los Angeles ed invita entrambe le parti a dialogare anzichè spararsi; il pezzo è lungo ma regge bene anche perchè Xzibit funziona ottimamente sul suo ritmo lento e tranquillo. “Whole World” è caratterizzata da suoni acidi che sembrano presi da un pezzo trance e messi su di una tipica ritmica hip-hop: abbastanza interessante. “Poppin’ Off” ospita Dj Quick e King T ed è caratterizzata da percussioni tribaleggianti e da un ritornello molto electro con voci che sembrano arrivare dagli anni ’80: discreto pezzo. “Movin’ In Your Chucks”, con Too Short e Kurupt, esibisce una produzione che sembra la colonna sonora (noiosa) di un videogioco. Nella conclusiva “Thank You” Xzibit ringrazia tutti i suoi fans per essergli stati vicino nel suo percorso come artista; base quadrata abbellita da pianoforte ed archi: non male, alla fine. Il disco si chiude perlomeno meglio di come si era aperto. Stupisce davvero che un rapper della fama di Xzibit non riesca a mettere insieme un album decente da quasi sei anni: evidentemente i soldi da soli non bastano e le idee sono confuse. Peccato perché quando è sostenuto da buone produzioni sa ancora dire la sua. Accade però davvero poche volte in questo disco che lo riconferma come artista in crisi che non riesce proprio a ripetersi ai livelli della seconda metà degli anni ’90.
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26/10/2006 -
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