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Aimee Mann
Lost in Space
2002
V2
di Claudio Biffi
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Bostoniana nelle origini ma californiana di adozione, l’ex bassista dei Till Tuesday icona pop della Mtv degli anni ’80, negli ultimi anni ha decisamente deciso cosa farà da grande: la cantautrice. E non possiamo che approvare questa scelta giunta ormai alla quarta produzione confortata dal successo della colonna sonora per il film “Magnolia” e la raccolta di canzoni di “Bachelor 2”. Prima di arrivare a questo successo c’erano stati i litigi con la casa discografica non entusiasta dei suoi primi due lavori “Whatever” e “I’m With Stupid” ma la ragazza è tenace e con “Lost In Space” ha dimostrato che intende prima di tutto fare musica per sé e poi condividerla con chi l’apprezza. Dice di lei Joni Mitchell “Aimee Mann è una delle poche donne che sanno cantare le proprie emozioni” e di emozioni in questo disco ce ne fa provare davvero tante, come in un viaggio dentro noi stessi attraverso le sue sensazioni e i suoi racconti. E’ un disco decisamente autunnale da ascoltare davanti al fuoco di un camino, che colpisce per la profondità dei testi dove non si capisce fino in fondo se Aimee parli in prima o in terza persona, anzi potremmo essere noi che lo stiamo ascoltando i veri protagonisti dell’intera vicenda. In “Lost In Space”,che è stato registrato in un anno e mezzo tra un tour e l’altro, sono protagonisti la chitarra acustica e la voce di Aimee e la chitarra elettrica di Michael Lockwood che ha coprodotto il disco, mentre il basso lo suona lei stessa ed è stato aggiunto in una fase successiva con l’aiuto del computer, altro elemento molto utilizzato nel disco. Il disco inizia con “Humpty Dumpty” quasi una filastrocca per bambini ma dai contenuti un po’ più forti dove le immagini sono quelle di una persona in lotta con sé stessa che si sente a pezzi ma che non ce la fa a uscirne. In “This Is How It Goes” e “High On Sunday 51” si parla di ossessioni e la droga è usata come metafora del bisogno assoluto di qualcosa per sopravvivere alle proprie necessità, quel qualcosa di cui non si può fare a meno ma che ci vergogniamo di ammettere. “Pavlov’s Bell” è un implicito riferimento all’esperimento di Pavlov sull’associazione degli avvenimenti ed in questo caso fa riferimento a come reagiscono gli individui quando vengono stimolati e come questo attivi il desiderio per le altre persone. Bastano pochi brani per capire che “Lost In Space” non è solo un disco ma un viaggio introspettivo, quasi una seduta psicanalitica a tratti dolorosa ma intensa e profonda. Grazie Aimee per questo piccolo capolavoro.
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16/12/2002 -
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