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Confesso che quando intorno all’83/84 apparvero all’orizzonte - con piglio da “conquistadores” - due band per tanti versi affini come R.E.M. e The Smiths, la cosa mi procurò scarsissimo piacere. In qualche modo infatti, gli atheniesi e i mancuniani furono l’emblema del ritorno a forme di conservatorismo musicale, al jingle-jangle, alla sfibrata forma della “canzone” rock tradizionale dopo le entusiasmanti innovative stagioni del punk, del post-punk, del techno-pop e del white funk. Poi – non ci volle molto - sia R.E.M. che Smiths conquistarono pure me con la forza del loro songwriting, di qualità in entrambi i casi innegabilmente superiore. Detto per inciso, non sono mai arrivato ad amarli, giacchè al cuor non si comanda, ma a stimarli certamente sì, e nel caso dei R.E.M., ancor più oggi, alla luce di una carriera venticinquennale dalla consistenza invidiabile e pressochè inimitabile. Ora che anche per i R.E.M. giunge il redde rationem con questa antologia del meglio della loro produzione iniziale - quella indipendente, targata I.R.S. - ortodossia vuole che io dica che operazioni di questo genere sono in qualche modo inutili, giacchè dei R.E.M. è consigliabile riprendere in mano gli album originali, eccetera eccetera. Ora, siccome a me degli ortodossi non è mai importato un piffero, la mia personale opinione è che i R.E.M. non abbiano MAI realizzato (specie nel periodo qui trattato 82-87) un “grande” e perfetto album, di chiara cristallina bellezza dal primo all’ultimo minuto. Tantissime fantastiche canzoni, quello sì, rintracciabili qua e là tra i solchi dei loro (all’epoca) vinili: ed è per questo che una raccolta antologica di questa fatta – che fa strame della vasta zavorra rem-iana di quegli anni – risulta non solo ben gradita ma indispensabile. La risultante “And I Feel Fine… - The Best Of The I.R.S. Years 1982-1987” è pertanto il disco capolavoro che la band di Stipe, Buck, Mills e Berry al tempo non riuscirono mai a produrre. Sul giudizio ha un peso decisivo la presenza contemporanea dei 5 classici di portata quasi beatlesiana – se capite cosa intendo - incisi dai R.E.M. in quegli anni: la byrdsiana dolcissima “So. Central Rain” da “Reckoning” del 1984 con quell’incipit, uno dei più indimenticabili di quegli anni: “Did you never call?/ I waited for your call / These rivers of suggestion are driving me away…”; la più insistente e spigolosa “Driver 8” da “Fables Of The Reconstruction” (1985), con un ritornello paradisiaco; l’altresì iper-suggestiva “Fall On Me” da “Life’s Rich Pageant” (1986); “The One I Love” da “Document” (1987), una sorta di “Yesterday” targata R.E.M. non divenuta però ancora insignificante nonostante i ripetuti ascolti; e “It’s The End Of The World As We Know It” (dal medesimo “Document”), forse la party-song del decennio in questione, tuttora esplosiva a dispetto della insopportabile cover-version fattane da Ligabue che da anni infesta le nostre onde radio. Basterebbero queste cinque pietre miliari per assicurare ai R.E.M. il loro (futuro, probabile) ingresso nella Rock And Roll Hall Of Fame o, comunque, nell’olimpo dei Grandi. Poi però “And I Feel Fine…” saccheggia altrove, e con gusto, dai cinque album (più l’E.P, “Chronic Town” dell’82) di cui sopra. E ci si ritrova anche con una “Talk About The Passion” che è poco inferiore a “So. Central Rain” quanto a suggestioni e melodie byrdsiane; una “Radio Free Europe” – primo singolo di Stipe & Co. – che, pur essendo invecchiata non benissimo, resta uno sferzante brano new wave coi fiocchi; l’alt-country ante-litteram di “(Don’t Go Back To) Rockville”…e via dicendo. Andarsi a riascoltare gli album originali è tanto più time-wasting se invece di optare per la versione economica di “And I Feel Fine…”, si acquista il formato doppio CD, con il CD2 che contiene ben 21 altre selezioni del periodo – con il bonus di alcuni demo, live & unreleased – scelte liberamente da Stipe, Buck, Mills e Berry. Se si va a ben vedere, tra i due CD il meglio di “Murmur”, “Reckoning” e “Life’s Rich Pageant” c’è tutto. “Fables Of The Reconstruction” – il meno amato sia dai R.E.M. stessi che dal sottoscritto – e “Document” risultano meno presenti, ma in definitiva le perdite sono circoscritte e limitate. “And I Feel Fine…” pertanto è compilation per niente inutile che manda in soffitta le precedenti, simili ma non rimasterizzate “Eponymous” e “The Best Of…”, consigliata sia che i R.E.M. del periodo I.R.S. li si conosca a menadito, sia che non li si conosca affatto. E un ulteriore motivo per possederla ha a che vedere con una finora irrisolta questione estetica: le copertine dei dischi dei R.E.M. sono sempre state un obbrobrio, inguardabili, sia ai tempi della I.R.S. che a quelli della Warner (ce l’avete in mente quella di “Monster”?). Qui Michael Stipe e compagni hanno scelto una semplice fotografia in bianco e nero che li ritrae in azione nei primi anni ’80, giovani, gagliardi e affamati di gloria come forse mai più in seguito. Un’immagine – per una volta - bellissima.
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