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Diddy (Puff Daddy)
Press Play
2006
Bad Boy
di Michele Cavagna
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Dopo cinque anni di silenzio torna Sean “Puffy” Combs, per la prima volta come Diddy. Lasciamo perdere il discorso dell’artista che non ha niente di nuovo da dire e così rinnova il nome…Le intenzioni dichiarate di Diddy erano di mettere in questo nuovo disco tutti i suoni e le influenze che ha incontrato nella sua carriera in giro per il globo: frequentando clubs techno ed house dice inoltre di aver acquisito una visione più globale della musica di cui questo album vuole essere lo specchio. Ora, si può anche apprezzare il tentativo di svariare su diversi fronti musicali e di usare suoni appartenenti ad altri generi: il problema è che l’hip-hop ha già nel suo dna l’attitudine alla rielaborazione di altre musiche e alla commistione di sorgenti diverse (pensiamo solo al concetto di ‘sample’, per fare un esempio); la trovata non è dunque innovativa e, tra l’altro, resta più nelle parole dell’autore che nella realtà di un disco che proprio non inventa nulla di nuovo. Innanzitutto il nostro non ha cambiato di una virgola l’approccio col proprio ego ipertrofico, dalla copertina alla Terminator in giacca e cravatta (terribile!), all’intro epico-solenne, agli interludi infiniti pieni di fuffa. Molti artisti hip-hop hanno problemi di ego, ma a volte ci si passa sopra perchè hanno anche altre cose da dare o da dire. Ecco, Diddy non ha da dare molto che vada oltre la sua autocelebrazione. La vita gliela salvano i soldi con cui può ingaggiare fior di ospiti e produttori per un risultato finale tutto sommato decoroso. In tutto questo il suo flow è leggermente migliorato, per quello che gli è possibile, mentre la qualità delle liriche rimane da terza categoria. L’intro “Testimonial” è veramente noiosa con Diddy che rappa e parla sopra il suono di un pianoforte melenso. “We Gon’ Make It” è un classico pezzo Bad Boy con riff di fiati celebrativi e ritornello melodico alla Boyz To Men. “I Am” è un interludio in cui Diddy inscena un “freestyle” (virgolette d’obbligo) che alcune voci su internet ipotizzano essere diretto a 50 Cent: la frase conclusiva ,“I’m richer, bitch!”, fa capire il livello dei contenuti. Segue “Future”, prodotta da Havoc dei Mobb Deep e si sente: buona base molto cupa e underground; suona un po’ come una cosa degli Organized Konfusion ed infatti le parole sono scritte da Pharoahe Monk; Diddy qui rappa esattamente come lui: no comment. “Hold Up” suona molto come “Jesus Walks” di Kanye West. Troviamo poi tre pezzi che sentiremo molto sulle piste dei club grazie ad un buon ritmo ed a ritornelli orecchiabili affidati a tre vocalist di richiamo: “Come To Me”, il singolo, con Nicole delle Pussy Cat Dolls, “Tell Me” con Christina Aguilera (secondo me un po’ troppo simile nella struttura a “Candy Shop” di 50 Cent) ed infine “Wanna Move” che oltre a Ciara vede la buona partecipazione dell’Outkast Big Boy. “Diddy Rock” è prodotta da Timbaland che qui delude davvero: non posso credere che non avesse una base migliore di questa! Il pezzo è salvato da Twista che caccia un verso al fulmicotone da lasciare letteralmente a bocca aperta. Segue “Claim My Place”, un interludio di tre minuti emmezzo (!) in cui Diddy parla di come si è guadagnato il posto che ha: il tasto di skip è inevitabile. Fortunatamente segue il pezzo migliore del disco: “Everything I Love” è prodotta da Kanye West e vede, oltre ad un ottimo Nas, Cee-Lo al cantato soul. Gran pezzo. Will.i.am produce “Special Feeling” che è carina ma sembra presa direttamente da un album di Prince degli anni ‘80. “Crazy Thang” è un altro interludio melenso e palloso; stavolta almeno dura solo poco più di un minuto. Con “After Love” si apre la fase conclusiva del disco, caratterizzata da spiccati accenti soul ed r&b: è un altro pezzo prodotto da Timbaland ed il suo basso livello ci fa davvero preoccupare per la piega che sta prendendo questo (ex?) grande produttore. “Through The Pain” è una terribile traccia soul con un ritornello cantato da Mario Winans che ricorda certe melodie sanremesi: orrore! “Thought You Said” è un pezzo dalla ritmica drum’n’bass con Brandy alla voce: niente di che ma poteva andare peggio. “Last Night” torna a ricordarci un po’ Prince e vi troviamo Diddy che addirittura canta con Keyshia Cole. “Making It Hard” con Mary J. Blige devia dall’andazzo soul mieloso grazie ad una grande base che fa veramente la differenza: ottima produzione. Il disco si chiude con la lenta “Partners For Life” che gronda melassa da tutte le parti: ospite qui è Jamie Foxx. Non c’è molto da dire…”Press Play” non è il gran disco che qualcuno forse si aspettava ma non è neanche il disastro che si aspettava qualcun’altro: è un discreto disco di hip-hop/r&b con alcuni pezzi dal buon potenziale commerciale. Chi cerca altro cerchi altrove.
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20/10/2006 -
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