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Jet
Shine On
2006
Atlantic
di Stefano De Stefano
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Gli australiani Jet si erano imposti qualche anno fa (2003) con il debutto Get Born, una miscela assassina di chitarroni e strumenti vintage che mettevano in mostra la grande voce di Nic Cester e qualche singolo spacca classifica (“Are You Gonna Be My Girl?” e “Look What You’ve Done”). Shine On arriva tre anni dopo, sempre prodotto da Dave Sardy. Risultato? Un energico abbecedario di un certo vintage rock mai passato di moda. Stones, Beatles, Faces e Zeppelin. Tutti finiscono nel calderone dei Jet, che perfezionano la formula collaudata del debutto e trovano nel secondo disco una serie di intuizioni già avute in passato. Il disco apre con l’incedere quasi da preghiera di “L’Esprit d’Escalier” ma dopo venticinque secondi siamo già nella sporcizia rock dei riff di “Holiday”: voce graffiante all’unisono con le chitarre, sembra di sentire i Faces di Rod Stewart. “Shine On” è una ballata che replica “Look What You’ve Done”, con la differenza che qui c’è molto degli Oasis nel modo di cantare e nell’armonia (e di rimando ovviamente molto dei Beatles). E ascoltando “Come On Come On” fino al refrain quasi pensiamo che appartenga all’ultimo disco dei Gallaghers, così come sembra di sentire le vecchie melodie dei Fab Four con “Hey Kids”. E non finisce certo qui. “Stand Up” possiede riff secchi di chitarra e sta a metà tra i Bad Company di Paul Rodgers e i Black Crowes di Chris Robinson (e in effetti il cantante del quartetto di Melbourne un po’ vuole ricordarlo anche nel look). Insomma, un bel gioco di riferimenti e rimandi al blues, al southern rock e all’hard rock degli anni Settanta. Nulla di innovativo dunque. Ma ai Jet questo non importa. Perché basta ascoltare i tre minuti di “Rit It Up” per capire che nella terra dei canguri fanno sul serio quando si parla di rock. O perché basta vedere il video del singolo “Put Your Money Where Your Mouth Is” per capire che loro a essere così derivativi si divertono proprio. Giubbotti di pelle, qualche foulard, attitudine garage e tanto sporco rock and roll che quasi sembrano usciti da una di quelle terre di confine americane. Pronti a pestare di brutto il verbo di Chuck Berry. E ad accarezzare subito dopo con l’elegantissimo valzer di “King Horses”, manco fosse stato Sir Paul a scriverlo, e l’hard rhythm’n’blues di “Skin And Bones”, tra Crowes e Stones. Shine On è ricco di momenti hard ma li bilancia bene con ballate fatte di chitarre acustiche, piani elettrici e qualche sezione di archi. Un successo assicurato e modellato sui fasti del precedente Get Born. Ma attenzione a non bollare questo disco come non genuino: debitore si, ma con guesto. Dentro c’è del sano e vecchio rock che, scommettiamo, non tramonterà mai. Anche grazie a band come i Jet.
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17/10/2006 -
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