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The Boyfriends
The Boyfriends
2006
BoobyTrap
di Fredo Cane
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“We’re like Christians / Thrown to lions / Martyrs for the cause of love…”. Bastano le prime strofe cantate - con ispirazione chiaramente Morrisseyiana - di questo debutto dei londinesi Boyfriends, per farsi un’idea dell’essenza del gruppo e del contenuto delle 11 canzoni del CD. Forse i Boyfriends non saranno mai martirizzati per una tale colpa, ma è indubbio che siano dei romanticoni all’ennesima potenza, almeno a giudicare dalle liriche concepite e cantate dal loro calvo leader Martin Wallace. Era da un po’ di tempo (diciamo dai tempi dei Gene) che mancava un gruppo manifestamente genuflesso in adorazione degli indimenticati Smiths, e i Boyfriends arrivano a puntino per colmare questa – non sappiamo quanto deplorata - assenza. Per tanti versi, “The Boyfriends” è album piacevole: chitarre Marr-iane e avvolgenti, melodie accattivanti e, nel singolo “Adult Acne”, anche un buon “groove” alla Stone Roses ad aggiungere un’opportuna spruzzata di pepe. Da segnalare, inoltre, la zuccherosa “Once Upon A Time” e “Wonders Never Cease”, una vezzosa pop-song che non sfigurerebbe nel repertorio dei Belle & Sebastian. La differenza in negativo – rispetto a varie similari operazioni di riciclo proposte oggidì dal Regno Unito – qui la fanno i testi. Sentire Martin Wallace enunciare con toni da sermone ovvietà sul tenore: “quelli che hanno meno da dire di solito sono quelli che parlano di più” (in “Speak Less And Listen”) o “vivi la tua vita come se non ci fosse un domani” (in "No Tomorrow"), lascia interdetti. E poi - senza arrivare a chiamare in causa Morrissey che ai suoi tempi se non creò vera e propria poesia ci andò vicino – l’insistenza dei Boyfriends sulle pene dell’amore romantico a lungo andare fa venire l’orticaria. C’è perfino un brano intitolato “I Love You”: ora non ci metteremmo la mano sul fuoco, ma riteniamo che sia dai tempi di Elvis Presley (!) che un gruppo rock non intitoli una canzone in cotanto modo… Tutto ciò fa presumere che alla fin fine questo “The Boyfriends” abbia un target ben preciso e delimitato, costituito essenzialmente da: femmine / caucasiche / tra gli undici e i tredici anni di età. E pazienza poi se Martin Wallace non ha un aspetto da poster-boy e se fa piuttosto tornare alla memoria un certo Sice, una decade fa cantante dei Boo-Radleys - uno dei gruppi più sottovalutati della storia (lodevole il loro mix tra shoegazing e pop orchestrale alla Brian Wilson) forse anche per colpa della sbiadita personalità del suo frontman... Tempo fa, una band chiamata The Knack, per giustificare il proprio appeal (unicamente) presso le teenagers, cantava “…but the little girls understand…”. Può essere. Ed è probabile che migliaia di ragazzine in età preadolescenziale prendano a cuore i dolori cantati dal giovane Wallace e dai suoi Boyfriends, ma a coloro che ritengono di essere indie-rockers rudi e ribelli in cerca di emozioni intense, si consiglia vivamente di passare oltre.
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15/10/2006 -
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