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Epoca: seconda metà degli anni Ottanta. Luogo: il Sir George Robey, pub di Londra nella zona di Finsbury Park. Occasione: un concerto dei Pirates di Mick Green, guitar-man d’eccezione già negli anni ’60 con Johnny Kidd & The Pirates, ridottosi a suonare nei pub per pochi pennies. Personaggi: il giovane e naif sottoscritto e uno della “vecchia guardia” del rock britannico, John Gustafson, ex-Big Three nella Liverpool degli anni ‘60, session-man molto richiesto e quella sera, per l’occasione (e forse per diletto), bassista dei Pirates.
In attesa che la sala si riempia – e non si riempirà mica tanto – il sottoscritto e John Gustafson sono al bancone e chiacchierano di musica davanti a due pinte di lager (che a breve diventano sei).
Gustafson (con aria vissuta): Allora ragazzo, che musica ti ascolti di questi giorni?
Io: Mah… un po’ di tutto…roba vecchia roba nuova, new wave soprattutto… E tu?
Gustafson: Io proprio non la sopporto la new wave, ‘sti gruppetti che vanno di moda adesso non hanno spessore... Vuoi mettere Eric Clapton o, chessò, Bryan Ferry?
Io: Ci credo che ti piace Bryan Ferry, suoni il basso sui suoi dischi…
Gustafson: Va bè, dimentica Bryan Ferry: sai secondo me qual è l’album più bello che sia mai stato pubblicato?
Io: Qual è?
Gustafson (con l'aria di chi ti sta regalando una perla di saggezza): Il “greatest hits” di Jerry Lee Lewis. Il miglior rock’n’roll che sia mai stato fatto. Fantastico.
Io (scettico): Jerry Lee Lewis…vuoi dire “Great Balls Of Fire” e quella roba là…? Non è un po’ vecchiotta?
Gustafson: Sarà roba vecchia ma è insorpassata. E poi Jerry Lee ha influenzato tutti noi... Dì un po’ ragazzo, qual è il TUO disco preferito?
Io (entusiasta): Non c’è dubbio: “Never Mind The Bollocks” dei Sex Pistols. Una pietra miliare…!
Gustafson (infastidito): Punk-rock, eh…? Un altro genere che non ho mai capito…A me i Sex Pistols poi sembravano quasi heavy-metal…
Io: Okay, su questo concordo: è vero, “Never Mind” è sovraprodotto, gli è stata data una patina quasi metallara. Resta un signor disco, ma è vero, il miglior disco dei Sex Pistols sai qual è?
Gustafson: Perché, ce n’é un altro?
Io: Si chiama “Spunk”.
Gustafson (quasi schifato): “Spunk” come…?
Io: Uh-uh. E’ una specie di bootleg che uscì a metà del 1977: i Pistols e il manager Malciolm McLaren erano preoccupati perché l’uscita di “Never Mind” era in gran ritardo e già stavano cominciando a vedersi in giro dei bootleg non autorizzati. Così decisero…
Gustafson: Ho capito. E’ un finto bootleg, autorizzato in realtà dai Sex Pistols stessi…
Io: Contiene quasi gli stessi brani di “Never Mind The Bollocks” – mancano purtroppo “Bodies” e “Holidays In The Sun” ma in più c’è “I Wanna Be Me” che è basilare – ma sono versioni più immediate, più grezze, più punk… tutta roba che proviene dai demo incisi dal loro tecnico del suono Dave Goodman tra il luglio ’76 e il gennaio ‘77, roba essenziale…
Gustafson dà una lunga sorsata al suo boccale e lo ripone con forza sul bancone, per poi pulirsi la bocca con la mano.
Gustafson: Essenziale, dici….? A me il punk è sempre sembrato una stronzata…
Io (inaspettatamente irriguardoso): E’ chiaro, a te come fa a piacere? Sei un vecchio trombone.
Gustafson (molto arrabbiato): Ehi ragazzo bada a quello che dici…! Stai parlando con uno che all’epoca ha suonato con i Beatles…!
Io: Sì certo, tu magari hai suonato con loro ma loro non hanno suonato con te. E’ per questo che i Big Three non hanno mai venduto un disco e non li conosce nessuno.
Gustafson: (sta per saltarmi addosso e darmi una sonora lezione ma viene trattenuto da un paio di nerboruti avventori. Mentre lo allontanano urla pesanti insulti): Merdoso imbecille italiano…! Fottiti…!
Io: You’re a lazy sod…! (unica parolaccia in inglese che mi viene in mente).
Poco più tardi, durante il concerto, Johnny Gustafson canta le canzoni dei Pirates furibondo e fuori controllo come neanche il miglior Johnny Rotten; e praticamente la musica suonata dai Pirates quella sera è PUNK. Ma tu guarda…
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