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Madlib
The Beat Conducta Vol. 1-2: Movie Scenes
2006
Stones Throw
di Michele Cavagna
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Torna l’uomo che ci ha regalato 2 anni fa ‘Madvillainy’ (strepitoso esercizio di coppia con MF Doom). E’ dal ’99, in ogni caso, che Otis Jackson Jr. aka Madlib si è imposto come uno dei produttori più innovativi ed interessanti del panorama hip-hop underground con l’album d’esordio dei suoi Lootpack ‘Sounpieces: Da Antidote’ – come minimo da riscoprire. Enorme il peso sull’hip-hop underground contemporaneo anche dell’album ‘The Unseen’ (2000) dato alle stampe con lo pseudonimo di Quasimoto (suo alter-ego con voce processata elettronicamente in modo da risultare una sorta di Paperino stronzo e molesto). Da ricordare anche le sue uscite come Yesterday’s New Quintet, esperimento di Jazz moderno abbastanza canonico appena contaminato da un filo di produzione hip-hop. Dopo un non ispiratissimo secondo capitolo della saga di Quasimoto (non tutto da buttare comunque, anzi, pecca era semmai l’eccessiva dispersività non la mancanza d’ispirazione) Madlib torna sulla scena con un doppio album di instrumentals uscito in America solo un mese e mezzo dopo il doppio strumentale dello sfortunato amico Jay Dee ‘Donuts’ di cui infatti questo disco è un po’ l’ideale fratello (a parere di chi scrive assai più interessante, con tutto il rispetto per il defunto Jay Dee). Psichedelia per campionatore. Pochissimi oggi sanno tirare fuori dalle gelide macchine digitali moderne delle soluzioni e dei suoni così grezzi e “fuori”, tanto che il paragone con un produttore come il Lee Perry degli anni 70 viene naturale in piu’ di una occasione (soprattutto quello di Black Board Jungle Dub, con le sue fascinazioni cinematografiche). Creatività e libertà assoluta del campionatore e dello studio, dicevamo, in cui prendono forma le 35 tracce di questo lavoro (per una media di circa un paio di minuti l’una) che hanno valore singolarmente ma soprattutto come insieme di atmosfere, di vibrazioni, di soluzioni sonore e di un trilione di samples che fluiscono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità: una vera libidine da godersi preferibilmente tutta di fila e magari “in viaggio”. Si trova di tutto in questo compendio per aspiranti viaggiatori nell’ iper-spazio; a tratti sembra di avere a che fare con un DJ Shadow dopo un lavaggio del cervello in una piantagione di marijuana: archi, fiati e sintetizzatori d’altri tempi, tribalismo declinato nei modi più vari, samples vocali e di strumenti elettrici pescati dagli anni 70 o chissà da dove…il tutto mescolato ad arte con la pazienza e la cura di un miniaturista medievale fumato. Trattasi chiaramente di un omaggio ad un certo modo di fare musica che oggi si sta perdendo: come dicevamo, Lee Perry, Africa Bambaata (citato più che esplicitamente) e, addirittura, Sun Ra oppure il Miles Davis di Bitches Brew. Un bellissimo regalo per la fantasia di chiunque voglia accomodarsi.
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28/09/2006 -
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