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Lupe Fiasco (pronunciato come si scrive) e’ un MC di venticinque anni proveniente da Chicago: da parecchio tempo uno dei segreti più pregiati del circuito mix-tape underground negli USA giunge ora alla pubblicazione del suo primo album. Di lui si è interessato addirittura Jay-Z, che lo ha aiutato a farsi conoscere e che qui ne è produttore esecutivo. Possiamo pensare quello che vogliamo di Mr. Carter ma, in questo caso, ci ha visto non bene, benissimo. Il disco di Lupe è qualcosa che non capitava nell’ hip-hop da troppo tempo: un capolavoro di freschezza, equilibrio, consapevolezza, divertimento, basi fenomenali e un flow che non si può non definire straordinario nella sua semplicità e naturalezza di scorrimento (un po’ come il primo Nas). ‘Food & Liquor’ è il nome dei negozi agli angoli delle strade di Chicago dove si vendono generi alimentari e alcoolici ma intorno a cui ruota anche gran parte della vita di strada dei giovani e non solo. Nell’intro del disco, dopo aver ascoltato una donna improvvisare poeticamente (‘slam poetry’) su quali siano le sensazioni di stare in strada tra vie, gente, case e negozi (sullo sfondo si sentono rumori di strada), Lupe comincia ad esporci un po’ la sua “filosofia” di vita ed il perchè del titolo del disco: su di un bellissimo strumentale spiega che il mondo e tutto ciò che vi è dentro sono un misto di due cose, il bene ed male, il cibo e l’alcool (è musulmano praticante), dando così un più profondo (seppur in assoluto non originalissimo) significato al titolo della sua opera prima. La cosa che colpisce di più di “Food & Liquor” è l’eccezionale livello della produzione (curata da personaggi non famosissimi quali Nottz, Needles, the Buchanans, Mike Shinoda, Soundtrakk e Post), sempre molto originale pur rimanendo nei canoni hip-hop, abilissima a miscelare duro e morbido, buono e cattivo, cibo e alcool: la varietà dell’offerta è sorprendente, dall’aggressivo sample di chitarra della iniziale “Real”, bilanciata dagli interventi vocali di Sarah Green ai delicati arrangiamenti di fiati ed archi di “He Say She Say” o di “Kick Push”(il singolo), sostenute però da una robusta ritmica boom-bap. E poi il piano ritmato di “Gotcha”, quello vellutato di “Instrumental”, gli archi di “Daydreamin’”, i sintetizzatori di “Cool”, la fantastica “Hurt Me Soul”, i suoni latineggianti di “American Terrorist”…ma rischiamo di citare tutte le tracce. Tra tanto splendore passa quasi inosservata l’ospitata di Jay-Z in “Pressure”. Insomma un disco che miscela mirabilmente ritmiche importanti, arrangiamenti pregiatissimi ed un MC d’eccezione. Per credere quanto questo disco regga dall’inizio alla fine si deve davvero ascoltarlo. La copertina poi è una chicca: immagine e grafiche tra anni ’70 e ’80 che ricordano quelle indimenticabili di Parliament e Funkadelic. La parola capolavoro fa paura? Vedremo alla prova del tempo ma io mi sbilancio già non poco.
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