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Paolo Fresu è un musicista straordinario, che non smette mai di sorprenderci. Infiniti i progetti e le iniziative atte a promuovere nel mondo i valori e la cultura della propria terra d’origine, l’amata Sardegna, di cui egli è fiero paladino. Le due cose, d’altronde, sono legate un po’ come l’uovo e la gallina: è nato prima l’uovo o la gallina? Ciò nonostante, le radici musicali di Fresu sono da ricercare, come egli stesso dichiara, in Miles Davis e le sue collaborazioni, non soltanto musicali, lo dimostrano ampiamente, non limitandosi infatti né all’Orchestra Jazz della Sardegna né ai cori delle confraternite di Castelsardo, Orosei e Santu Lussurgiu, ma spaziando da artisti come Uri Caine, Dhafer Youssef e David Linx a trombettisti come Enrico Rava e Flavio Boltro, senza citare Antonello Salis e Furio di Castri, amici di sempre, coi quali Paolo Fresu ha dato vita al prestigioso Trio PAF, che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Il suo linguaggio si sviluppa intorno ad una concezione originale delle sonorità intese come riflessi di geografie lontane e sconosciute, da esplorare con gli occhi incantati del fanciullo e l’intelligenza di una scrittura sempre originale, attenta a coniugare innovazione e tradizione. Così la Sardegna che ci viene mostrata in filigrana è tutta pervasa da un sentimento di solidarietà umana e cooperazione, che non è soltanto quella che si riscontra fra popoli ed etnie limitrofe in cerca di un punto di contatto e apertura reciproca, né quella che potrebbe instaurarsi all’interno di un gruppo di musicisti legati da profonda amicizia, ma attinge ad un folclore genuino, fatto di sguardi ed emozioni, idiomi e consuetudini locali. E’ il mondo inteso come una “grande famiglia” “Incantamento” segue dunque concettualmente “Kosmopolites” e “P.A.R.T.E.”, secondo album della serie, che non a caso è un acronimo formato dalle iniziali di Paolo Fresu (tromba e flicorno), Attilio Zanchi (contrabbasso), Roberto Cipelli (piano e tastiere), Tino Tracanna (sassofono tenore e soprano) ed Ettore Fioravanti (batteria), i cinque componenti del gruppo. L’album, come abbiamo già detto, si inserisce nell’ambito di un progetto di 5 CD, uno per ciascun componente del gruppo, ed è dedicato a Tino Tracanna, il sassofonista, che ha composto con grande maestria e penetrazione intellettuale quasi tutte le musiche, con la sola eccezione di “Oh, dolce mio tesoro” che è invece l’acuta trasposizione filologica di un antico madrigale polifonico del musicista rinascimentale Carlo Gesualdo da Venosa. L’atmosfera che pervade questo disco è in definitiva quella che si è andata consolidando nel corso di un sodalizio, quello del Paolo Fresu Quintet, ormai più che ventennale, ispirato all’eleganza ed alla raffinatezza, ad una assoluta padronanza strumentale nonché ad un elevato standard qualitativo ed espressivo, che ne fanno un modello “da imitare”, un esempio quasi “magistrale” di equilibrio formale e compositivo, improntato ad una sofisticata ricerca melodica e sonora, che non eccede né verso la sperimentazione né verso la tradizione edulcorata e priva d’autenticità, ma si mantiene piuttosto nell’ambito di un “classicismo” che abbraccia tanto il jazz delle origini quanto le avanguardie degli anni ’60. V’è in ciò un profondo senso di rivisitazione storica ma anche una spiccata consapevolezza della ibridazione, non soltanto musicale, fra popoli e culture di diversa provenienza. Una musica d’alta classe, insomma, all’insegna di una vivacità interpretativa e di un contrappunto dai toni discorsivi, che trovano nella pluralità di riferimenti culturali, nella compresenza di generi e motivi, nel gusto dell’imprevisto e della sorpresa, come anche nel piacere dell’armonia e della melodia, il loro punto di forza. E’ la formula vincente che ha reso dopotutto famoso Paolo Fresu nel mondo e mai noiosa, anzi accattivante, la sua musica.
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