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Guillemots
Through the Window Pane
2006
Polydor
di Claudio Biffi
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Un microcosmo di musica, un debutto forse esagerato per una band dal nome stravagante e dai nomi fantasy e fuori epoca, una scommessa ben calcolata e per certi aspetti eccessiva. Fa piacere pensare che sia tutto frutto di improvvisazioni ben calibrate, perché questo primo lavoro della multinazionale “Guillemots” lascia ben sperare anche se non mancano gli stereotipi a cui aggrapparsi. Birmingham è la città dove risiedono ma il cantante e pianista Fyfe Dangerfield (inglese), il chitarrista e programmatore di suoni MC Lord Magrao (brasiliano), il batterista e percussionista Rican Caran (scozzese) e il double bassista Aristazabal Hawkes (canadese) formano un quartetto eclettico che già si è fatto notare per le performance live al seguito di Rufus Wainwright nel recente tour in U.K. nel 2005 dove hanno presentato i brani contenuti nel mini album “From the Cliffs”, una collezione dei loro primi singoli, uscito nel marzo di quest’anno. Ma è con “Through the window pane” che i Guillemots ci hanno stupito, con una sequenza di vere e proprie “canzoni” con una dinamica che in parte mi ricorda la struttura eccentrica e poetica dei primi lavori dei Genesis. Forse è anche per questo ritorno romantico al passato che il disco mi ha ben impressionato sin dal primo ascolto, con il consiglio di sentirlo in cuffia per apprezzare meglio le sfumature che contiene. “Eccentrico “ è la giusta parola che definisce meglio questo cd, dove la mente sognatrice di Fyfe Dangerfield ha concepito il tutto come un film epico alla perenne ricerca della scena madre, dove la musica spazia da brani di pura melodia accompagnata dal suo pianoforte a feroci strappi vocali trainati dai suoni “noise” creati dalla chitarra dell’acidissimo Magrao. Amore per i dettagli, grande spazio alle ambientazioni orchestrali e tecnica fine fanno da base ad un suono decisamente un po’ al di fuori dei tempi. Non si può identificare un vero e proprio genere a cui fare riferimento ma forse sta qui il bello, un po’ l’effetto che fecero i Keane un paio di anni fa, ma qui mi sembra ci sia più sostanza con brani che lo stesso Dangerfield definisce “contemporary pop music”. Negli ultimi due anni il rock alternativo di matrice britannica ha un po’ segnato il passo e gruppi come Coldplay, Dream Academy, Coral, gli stessi Keane con il loro secondo disco e tutto l’universo di band con il “The” davanti, che tanto fa moda, hanno lasciato poche tracce diventando “conservativi”, ben venga quindi una boccata di aria fresca e un iniezione di fantasia. “We’re here”, “Sao Paulo”, “Redwings” e l’omonima “Through the window pane” sono brani che rimangono impressi nel cuore prima che nella testa, una sequenza di melodie e passaggi stilistici che danno il vero senso dell’intero lavoro dei Guillemots, presi tra la psichedelica pura, il mellotron, .le percussioni brasiliane venate di samba, le divagazioni jazzistiche e i salti ritmici di chitarra accompagnati dalla voce camaleontica di Fyfe Dangerfield. Alla fine il timore è che si siano giocati tutte le carte a disposizione in un colpo solo e non sarebbe il primo caso di “next big thing” che ci illude per poi sparire nel mare magno delle produzioni. Quello che conta al momento è che la band ha creato un vero e proprio universo musicale e ci ha invitato a partecipare a questo viaggio di emozioni e creatività e noi certo non ci tiriamo indietro.
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18/08/2006 -
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