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Soul Asylum
The Silver Lining
2006
Columbia
di Claudio Biffi
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Per gli appassionati di southern rock memori dei fasti da classifica dei Soul Asylum che con “Grave Dancer’s Union” vendettero due milioni di copie, ricordate la bellissima “Runaway Train”?, questo “The Silver Lining” è un tuffo nel passato, ma sembra che 13 anni non siano passati e che la storia del rock si sia fermata a Minneapolis. Per i S.A. è certamente così, non avendo potuto o avuto il coraggio di cambiare. E’ bene riepilogare cosa è successo dal 1993 ad oggi: dall’uscita dei successivi due album “Let Your Dim Light Shine” del ‘95 e “Candy From a Stranger” che non hanno di certo segnato la storia del rock, il gruppo si è accontentato di suonare in rare apparizioni nei festival abbastanza ignorato dall’audience di massa fino all’uscita di un live nel 2004 registrato nel North Dakota in cui la band propone un set molto particolare con incluse cover di “School’s Out” e “Sexual Healing” per giungere all’album solista nel 2002 del songwriter e leader Pirner. Dopo una vera e propria gestazione di otto anni, ecco uscire quest’anno “The Silver Lining”, ma abbiamo già al primo ascolto l’impressione che i brani siano un po’ datati, una sensazione simile, per rimanere nello stesso genere musicale, alle canzoni che Bon Jovi ci propina regolarmente da vent’anni e che siamo convinti di avere già sentito. Il singolo “Oxygen” ha un andamento accattivante proprio perché familiare come tante hit da radio ma starebbe bene nelle compilation degli anni ’80 ed è spaventosamente simile ai “vinili” dei più famosi colleghi citati in precedenza come esempio virtuoso. “All is Well” è una marcetta che scorre via su binari scontati lasciando il passo a “Success is not so Sweet” che sembra fatta apposta per esaltare la roca voce di Pirner, che si ritrova potente in brani rock più intensi come “Slowly Rising” e “Bus Named Desire” ma che in “Whatcha Need” e “Standing Water” viene rimodulata invece in chiave country blues. Qual’è la sensazione che rimane allo scorrere dei brani? una sequenza di ballad abbastanza scontate con sconfinamenti nel r&b, ma nulla di nuovo sotto il sole. Non che ci aspettassimo qualcosa di diverso ma tornare con un album di retrospettiva non serve ai S.A. e non arricchisce il panorama musicale già povero di novità.
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20/08/2006 -
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