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The Feeling
Twelve Stops And Home
2006
Universal
di Stefano De Stefano
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The Feeling, l’ennesima band proveniente dalla terra d’Albione. Ma con una missione diversa stavolta: riportare in auge il vecchio e sano pop, quello che si nutre di ispirazioni fortemente Seventies sulla scia di Supertramp e Electric Light Orchestra. E questi cinque ragazzi del Sussex (tranne il leader Dan Gillespie Sells che è londinese) sembrano a proprio agio in questo ruolo; Twelve Stops And Home ne è la prova. Melodie solari e forti, ricercate e rafforzate sempre da splendide armonizzazioni: sono queste le carte vincenti di una band che ha iniziato a suonare cover di Beatles, Stones e Stevie Wonder. The Feeling non hanno problemi ad ammettere la loro natura visceralmente pop, anzi. Ne vanno fieri e citano come fonti di ispirazione e di una certa atmosfera da ricreare i primi dischi di Elton John, quelli dei Fab Four e dei Carpenters. Il loro pop è già stato definito prog pop, un’etichetta che cerca di mettere in evidenza l’apertura stilistica e strumentale che spesso i dodici episodi di questo disco presentano. Prog o meno è una questione che non interessa perché di fatto il disco è mille miglia lontano dalle cervellotiche esplorazioni legate al termine in questione. Il singolo “Sewn” è una chiara dimostrazione di ciò: intenso, orecchiabilissimo e raffinato nell’uso che viene fatto delle voci. The perfect pop song diremmo noi. E a ben vedere sono molte le frecce che The Feeling hanno al proprio arco; l’impasto sonoro delle loro canzoni è dato da una giusta proporzione di intenti e ruoli tra le chitarre (sicuramente soft tranne che in alcuni casi come “Helicopter”) e le tastiere, in particolare l’organo e il piano elettrico. La band è molto orgogliosa di questo lavoro e dichiara che non ci sono riempimenti o pezzi che valgono meno di altri perché il disco è già un classico così com’è. Classica sfrontatezza da novelli eroi del pop ma ammettiamo che hanno ragione. “Strange” è perfetta e la voce di Dan Gillespie è impeccabile in un disco che è effettivamente ispirato. Music For The Masses, come insegnavano i Depeche Mode. The Feeling hanno preso il lato più nobile del pop e lo hanno rivisitato e interpretato a modo loro con un risultato eccellente. Prendiamo ad esempio il rock tra ’70 e ’80 di “Love When It Call”. La strofa è esemplare quanto a semplicità, orecchiabilità e facilità di presa: “I love you when you call/ but you never call at all/ so what’s the complication it’s only conversation/ I love you when you call but you never call at all”. E poi c’è l’energia di “I Want You Now” e “Anyone”, le perfette armonizzazioni di “Never Be Lonely” e l’elegante bellezza di “Strange” che regala un ritornello veramente da brividi. Il finale del disco è per la ballata cadenzata “Rose”, l’epicità di “Same Old Stuff” e la classicità del waltz pop di “Blue Piccadilly”, dove è la voce a spiccare e incantare. Un disco positivo, fresco, suonato bene e ricco di intuizioni e melodie rese perfettamente a livello di sound. Un disco di perfetto pop. Che poi sia anche anche soft, rock o prog a questo punto è una questione che non ha alcuna rilevanza, perché qui funziona tutto alla perfezione.
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31/07/2006 -
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