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Red Hot Chili Peppers
Stadium Arcadium
2006
Warner Bros
di Enrico De Turris
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Continua anche con i RHCP l’emorragia musicale che sta contaminando moltissimi artisti del panorama musicale mondiale. Per le grandi leggi più se ne ha e meno la qualità dovrebbe essere buona, invece pare che anche i Red Hot (come Ben Harper) vadano in contro tendenza. Doppio cd di ben ventotto brani in cui troviamo tutto il repertorio dei loro virtuosismi. Tutto ciò che abbiamo già piacevolmente sentito, tutto ciò che abbiamo amato, tutto quello che fa dei RHCP quello che sono (più o meno trent’anni di onorata carriera) possono essere ascoltati in maniera veramente matura in questo disco in cui nessuno dei quattro si risparmia minimamente ma quello che splende su tutti per la forma perfetta è un John Frusciante potente, vivo, in primissimo piano: prepotente. Le chitarre di questo disco (ma anche le sue seconde voci), sono un segno del ritrovato musicista, persosi nel corso della sua vita ben più di una volta (nel 1991 durante il tour di Blood Sugar Sex Magic abbandonò la band perche “sentiva delle voci”). La dicono lunga le estese bruciature sulle braccia (a cancellare un passato inciso sulla pelle dai tatuaggi), che ha mostrato negli ultimi anni e che ora ricominciano ad essere decorate ancora (come si è potuto vedere per la prima volta durante il concerto fatto lo scorso mese per MTv) come a scrivere le pagine di un nuovo libro. Un Frusciante preparato e motivato: le sue plettrate reggono la ritmica, la melodia, danno degli accenti e spunti difficili da non notare e da ignorare. Ma anche gli altri non sono da meno Flea e Chad Smith massicci e compatti come sempre, Anthony Kiedis ispirato nello scrivere i testi più disparati. In tutta questa apologia, una osservazione critica mi sorge spontanea: ma con dischi così lunghi (parliamo di oltre due ore e ben ventotto canzoni) non si corre il rischio di dare poca identità al proprio lavoro? Effettivamente al sottoscritto il disco è piaciuto assai ma a differenza di tante altre volte, trova una certa difficoltà ad assimilare “il pezzo preferito”. Si può forse concludere dicendo che Stadium Arcadium è si pregevole ma non aggiunge nulla di nuovo al panorama RHCP. Sancisce però la bravura e la maturità di una band unica.
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27/07/2006 -
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