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Ben Harper
Both Sides Of The Gun
2006
Virgin
di Enrico De Turris
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Ben Harper è uno di quei musicisti che sin dagli esordi difficilmente è caduto nella trappola delle tendenze musicali, fatta eccezione per il singolo reggae (per altro pregevole) di tre anni fa (With My Own Two Hands). Un artista che non ha mai nascosto le due anime che nel bene o nel male caratterizzano ogni essere vivente: quella più morbida e romantica dove si canta “col cuore in mano”, mettendosi a nudo davanti agli uditori e l’altra, quella più dura: quella con cui si affrontano il mondo ed i problemi quotidiani della vita. Lo aveva già fatto in passato, proponendoci un doppio cd live (Live From Mars – Virgin 2001) in cui se sul primo disco si presentava più aggressivo ed “arrabbiato”, nel secondo si proponeva solo sul palco con la sua chitarra mettendo in mostra su tredici brani le sue doti più umane. In questo 2006 lo ritroviamo con un altro doppio lavoro, stavolta in studio, dove nel primo cd suona e canta nove canzoni molto morbide e riflessive che, come accade spesso con lui, ci riportano indietro nel tempo (Never Leave Lonely ha molto della Michelle beatlesiana) ed a volte nella noia ma non è questo il caso. Nel secondo supporto torna in tutto il suo splendore l’anima rock-blues che lo ha reso celebre nel corso degli anni. Partiamo con una sorta di spiritual propositivo sulla visione di un mondo migliore (Better Ways) continuando per il funk di Both Sides Of The Gun ed un paio di pezzi che potrebbero aver scritto ed interpretato i Rolling Stones per la tipica carica, aggressiva ma non violenta, del rock settantino (Engraved Invitation ed I Get It Like You Want). Attenzione però a pensare che il disco possa suonar datato anzi, troviamo degli usi molto moderni degli archi che, se nel side one si limitavano a fare “tappeti” alla chitarra come supporto per le dolci melodie, nel side two si incastrano violentemente in un funk alla Jamiroquai con chitarre col wahwah (Black Rain). La differenza musicale tra “lato uno” e “lato due” è poi decisamente marcata dalla durata media dei brani: se nel primo siamo decisamente sopra i tre minuti e mezzo, nel secondo difficilmente raggiungiamo i tre. Pezzi più immediati, diretti ed impulsivi che portano a chiudere il doppio album con un brano di oltre otto minuti di sano hard rock led zeppeliniano che nella sua lunga durata riassume il concept di tutto il disco. A differenza del precedente Diamonds On The Inside (Virgin 2003), Ben Harper, in diciotto brani, ci regala uno sguardo decisamente esaustivo sul musicista come ad oggi si è fatto conoscere, esplorando in maniera pregevole tutto (o quasi) il suo repertorio. Difficili le cadute nella noia che sovente l’hanno caratterizzato nel passato. Emozionante e convincente praticamente a trecentosessanta gradi.
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26/07/2006 -
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