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I New Order tornano a far parlare di sé e lo fanno con l’autorevolezza di chi ha ancora qualcosa da dire piuttosto che asserragliarsi intorno alle vestigia di un passato ormai lontano. Chiunque abbia avuto modo di ascoltare “Get Ready”, avrà certamente notato il tentativo di uscire dagli schemi di una dance assimilata e ripetitiva, per sperimentare la strada di un cauto quanto “inevitabile” rinnovamento, tant’è che hanno intensificato da un lato le iniziative concertistico-discografiche, dall’altro gli incontri e le collaborazioni trasversali con musicisti provenienti dalle più disparate esperienze (si pensi ad esempio a Billy Corgan, ex Smashing Pumpkins). La track list di “International” è quanto mai esaustiva. Comprende brani che spaziano dal primo periodo dei New Order, ancora fortemente influenzato dai Joy Division (la mitica ed emblematica formazione, dalle cui ceneri, dopo il suicidio di Ian Curtis, essi sono nati), a brani della più recente produzione. Si inizia in ogni caso con “Ceremony”, una ballata onirica, pervasa da una malinconia struggente: paesaggi metafisici ed opprimenti, che testimoniano le radici pop-rock del gruppo nonché il disagio esistenziale degli esordi. Il sound è cupo ed enigmatico, solenne e a volte crepuscolare e ricorda, non a caso, gli ultimi Joy Division. “Movement”, che è certamente l’album nel quale i legami con i Joy Division sono più marcati che altrove, tanto che l’ombra dello spettro di Jan Curtis sembra aggirarsi irrequieta fra le tracce del disco, non è purtroppo rappresentato nella compilation, ed è un peccato, perché tale album è forse uno dei migliori dei New Order. Segue “Blue Monday”, una composizione tratta dall’omonimo EP del 1983, tra l’altro presente anche nell’album “Power, Corruption and Lies”, il secondo del gruppo. Anche “Confusion” appartiene a quel periodo. Entrambi evidenziano come sia già in atto quella sostanziale quanto irreversibile metamorfosi verso una “dance” costituita da un originale amalgama fra “new wave” e “club music”, che sarà uno degli elementi distintivi della musica prodotta dai New Order negli anni successivi fino al più recente “Get Ready” del 2001. Sebbene molti considerino “Power, Corruption and Lies” come l’inizio di un tradimento rispetto alle origini targate Joy Division, esso permette tuttavia ai New Order di scalare le classifiche mondiali, facendosi conoscere in particolar modo tra il pubblico dei cosiddetti “dancefloor club”, e anticipa alcune tematiche dell’acid house, con l'introduzione massiccia di sonorità elettroniche e ritmi danzabili. Che dire inoltre di “The Perfect Kiss”, tratto da “Low-Life” o di alcune autentiche hit come “Bizzarre love triangle” e “True Faith”; come non apprezzare il sound innovativo di “Crystal”, una delle canzoni più intriganti di “Get Ready”? In realtà i New Order hanno perseguito con grande coerenza il tentativo di coniugare il pop-rock delle origini con una dance “colta” e sofisticata che in “Technique” (del 1989) raggiunge uno dei suoi massimi livelli, strizzando l’occhio tanto alla “techno” quanto alla emergente cultura dell'ecstasy. Se “Technique” è considerato per certi versi un prodotto commerciale e “Republic” un fallimento, lo stesso discorso non vale per “Get Ready”, dove le innovazioni musicali sono di notevole impatto comunicativo e valenza artistica ed il restyling è quanto mai accurato. “International” si pone dunque l’obiettivo di fare chiarezza sulla storia e le intenzioni di un gruppo che, dopo l’esaltante avventura di “Get Ready”, ha bisogno di un attimo di riflessione e riesame dell’opera sin qui compiuta. Si tratta pur tuttavia di una compilation soddisfacente, sia dal punto di vista retrospettivo che dal punto di vista dell’entertainment, ma se si vuole andare oltre quello che potrebbe essere definito soltanto un “primo modesto approccio” alla loro musica, non resta che aspettare l’uscita di “Retro”, il boxset di ben 4 CD, che ci auguriamo possa essere disponibile per i fans già a partire dalle prossime settimane.
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