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Gotan Project
Lunatico
2006
XL/Beggars
di Mauro D'Alonzo
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Capita spesso di scontrarsi con dei moloch inespugnabili. Benché in campo musicale la contaminazione sia all’ordine del giorno e siano poche le teste non finite sotto la tagliola della sperimentazione, non mancano casi di stoica resistenza ai tentativi di corrompere la purezza delle origini. E’ la sorte storicamente toccata al country, i cui simpatizzanti tendenzialmente evitano di andare fuori del seminato e hanno sempre apertamente osteggiato le intrusioni esterne (ne sa qualcosa K.d. Lang). Ed è il destino vissuto dagli appartenenti ad un’altra cerchia, i tangueros, la cui esclusività, però, dipende da cause diverse da quelle che determinano la beata solitudine degli abitanti di Nashville. Quest’ultimi sono tenaci sostenitori di un isolazionismo che si oppone a qualunque scambio intellettuale, mentre gli appassionati di tango non sono pregiudizialmente contrari a nuove affiliazioni, ma in passato hanno solitamente stentato a trovare un’intesa con altri generi. Fino ad un intrigante album pubblicato sotto le insegne di un gruppo che la contaminazione ce l’ha nel sangue: i Gotan Project. La loro origine è un inno al multiculturalismo: nelle vene di Philippe Cohen Solal, Eduardo Makaroff e Christoph H. Muller scorre sangue francese e argentino. La loro opera prima (“La Revancha Del Tango”, 2001) ha messo in discussione l’inviolabilità del tango combinandolo con delle trame musicali capaci di ampliarne la portata e di proiettarlo in una dimensione accessibile anche a chi Carlos Gardel l’ha a malapena visto in qualche sbiadita foto in bianco e nero. Qual è stato il grimaldello usato dal quintetto? Con quale alchimia quei ritmi, che nell’immaginario di molti non andavano oltre le pareti di una vetusta sala da ballo, sono stati parzialmente privati della proverbiale malinconia e dotati di un’impronta più moderna e incisiva? Attraverso l’elettronica, che in combutta con il costume argentino ha dato alla luce una ghiottoneria che non è sfuggita al palato di frotte di dj. Ora i Gotan Project ci riprovano, con dei brani che, se possibile, sparigliano ancora di più le carte in tavola. Coraggioso è l’incontro con un altro team che del crossover ha fatto un credo: i Calexico a bordo fanno decollare “Amor Porteno”, impasto ricoperto da uno spesso velo di jazz e country (ma guarda un po’!). E insolite sono le rotte cui conducono la voce di Juan Carlos Cacéres in “Notas”, gli archi di “Criminal” e la cover di “Paris, Texas” di Ry Cooder. La pubblicazione di “Lunatico” è il modo migliore per tornare sulle scene dopo un esordio col botto e il timore che a distanza di un lustro le gomme si fossero un po’ sgonfiate. I Gotan Project si sono rimessi in moto con lo stesso slancio con cui erano riusciti a conquistare le platee di mezzo mondo (da Tokio a Beirut, passando per Parigi e Buenos Aires, ovviamente) e le nuove liriche consolidano lo stile acquisito aggiungendovi elementi tratti da tradizioni colte. Meno adatto alle playlist dei dance club, ma in grado di accarezzare i timpani di ascoltatori più severi ed esigenti. Un ottimo connubio tra gusto popolare e ricerca. Se “La Revancha Del Tango” ha aperto una breccia, con “Lunatico” il dado è definitivamente tratto.
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12/07/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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