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D4
6Twenty
2002
Infectious
di Claudio Biffi
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La Nuova Zelanda è una terra che conserva ancora un fascino misterioso e anche per questo è stata scelta come scenario ideale per girare un colossal fantasy senza tempo come il Signore degli Anelli, ma è anche diventata famosa negli ultimi anni per le sfide veliche dell’America’s Cup che si sono svolte e in questi mesi si stanno ripetendo in quel di Auckland, cittadina che ha dato i natali, e questo è quello che più ci interessa, a quattro ragazzi che da tre anni sotto la sigla D4 si sono fatti le ossa con esibizioni live e tre dischi rimasti circoscritti nel loro paese. Oggi sull’onda del ritorno del punk rock che richiama gli antesignani Ramones i D4 provano a sfondare nel mercato discografico americano ed inglese come già hanno fatto con buoni risultati i loro vicini di casa gli australiani Vines. In questo disco rendono omaggio con una cover del chitarrista giapponese Guitar Wolf (Invader Ace) e ai Fu Manchu con cui hanno condiviso parecchi concerti e tour in questi tre anni creandosi una reputazione per le loro esilaranti esibizioni piene però di energia e divertimento per il rock’n’roll. Forse i D4 peccano un po’ di presunzione nei 12 brani di 6twenty passando dalle cover “Pirate Love” di Johhny Thunders e “Mysterex” degli Scavengers a brani più irriverenti e grezzi come quello di apertura “Rocknroll Mutherfucker” caricato per ragioni di convenienza ma ben congegnato. I riferimenti storici musicali diretti sono gli MC5 e i New York Dolls, quelli attuali i White Stripes, gli Yeah Yeah Yeahs e i Libertines ma il gruppo neozelandese non sembra spaventato dagli accostamenti perché nelle dichiarazioni raccolte dichiara senza remore di fare quello che hanno sempre fatto e che farà meglio degli altri per il vero amore amore del rock’n’roll e del puro divertimento. I D4 non hanno inventato niente di nuovo con questo loro vero primo disco (buona l’idea di girare il video Exit to the City interamente dentro un furgoncino) ma sono sulla strada giusta e di anime un po’ ribelli il mondo della musica ha sempre un po’ bisogno specialmente se spontanee e senza condizionamenti discografici.
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20/11/2002 -
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