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Luca Bussoletti
È soltanto un salto nel vuoto
2006
Aracnofonia
di Stefano De Stefano
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Abbiamo già recensito nei mesi passati il singolo promozionale di Luca Bussoletti, quel “Mi Amo” che all’epoca fece ben sperare su debutto completo del giovane cantautore romano laureato in Scienze della Comunicazione. Oggi arriva il tanto sospirato album completo, nel frattempo la notorietà di Luca nell’ambito della comunità digitale di Myspace è notevolmente cresciuta e i contatti e i passaparola hanno fatto sì che sempre con maggior insistenza il suo nome circolasse tra addetti ai lavori e pubblico. È soltanto un salto nel vuoto. Questo è il nome del suo disco d’esordio e almeno fino alla terza canzone non ci sembra tanto opportuno parlare di salto nel vuoto. Perché “Mi Amo” , “L’uomo Di Vetro” e “La Ballata Degli Insetti” sono tre punti a favore del cantautore, molto omogenei nel suono e nelle intenzioni, radiofonici e molto estivi nel proporre melodie accattivanti e testi in alcuni casi anche ironici. Il singolo “Mi Amo” ha forse un testo un po’ ingenuo ma in compenso presenta un buon tiro, assicurato da un impasto sonoro di chitarre mai graffianti e organi sempre puntuali nel rispondere agli spunti offerti dalla sezione ritmica. Gli altri due pezzi vivono di suggestioni beatlesiane mentre con “Viziato” si va nel territorio della ballata rock: tempi rallentati, atmosfere rarefatte sottolineate da un piano elettrico e un certo romanticismo di fondo candidano la canzone a essere uno dei possibili prossimi singoli. E diciamo già da ora che questa è la miglior parte del disco. Infatti dopo il brit pop di “Ufo” arriva la prima nota dolente del disco; “Alpha” è anche un buon pezzo strumentalmente parlando, ha un arrangiamento accattivante ma non si capisce perché Bussoletti scelga di cantare in francese. Così come non si capiscono i motivi per cui il cantautore romano abbia deciso di lasciare nella tracklist completa anche la cover di “Working Class Hero” di John Lennon; il pezzo figurava anche nel singolo promozionale ma rappresentava anche all’epoca una note stonata. E anche qui è reso in modo debole e fragile: perde di mordente, è una versione ibrida tra cantautorato e qualcosa che vorrebbe essere colpire ma che comunque non riesce ad arrivare lontano. Dopo due episodi che lasciano perplessità si arriva alla ballata “Il Dolce Abbraccio” (radio edit) e alle contaminazioni tra pop ed elettronica di “Vedo Blu”, uno dei pezzi migliori dell’intero disco con quello spirito funky nelle chitarre e quell’anima quasi dance della batteria. “Sotto Zero” era l’altro pezzo del singolo, e anche in questo caso c’è poco da dire: un buon episodio che ruba l’intro a una nota canzone degli Skunk Anansie per poi allontanarsene ed esplorare i territori di una mid-time rock song che si nutre di ispirazioni inglesi. Percussioni, chitarre acustiche e molto ritmo per la penultima “Il Tuo Giocattolo”, un pezzo che sotto l’atmosfera quasi esotica esalta la velleità masochista di diventare un oggetto nelle mani della propria donna. La chiusura del disco è per la versione completa de “Il Dolce Abbraccio”. Un disco facile da ascoltare, veloce pop rock da consumare senza troppi pensieri, in modo naturale magari rilassandosi al mare; i testi cercano spesso di raggiungere un certo umorismo che però a volte sconfina nella banalità e nell’ingenuità. Carino, questo sembra essere l’aggettivo adatto per il debutto di Bussoletti; non certo innovatore, non sconvolge il concetto di pop italiano e non inventa nulla se non qualche manciata di canzoni che allieteranno comunque chi si dedicherà al loro ascolto.
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10/07/2006 -
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