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I Primal Scream sono un gruppo seminale della scena britannica. Hanno saputo mischiare il rock e l’elettronica, il pop e la dance, e sono tuttora considerati degli intoccabili. O quasi. Perché questo "Riot City Blues" è facile da inquadrare almeno quanto è facile da stroncare. Dipende dai punti di vista. Dopo dischi come "Screamadelica" e "XTRMNTR", che sperimentavano sapientemente con il rock e la dance, e dopo il discreto "Evil Heat", tutto ci si poteva aspettare tranne un disco di ritorno alle origini. In tutti i sensi. "Riot City Blues" è un disco paludoso. Di quelli che puzzano di sudore, che si nutrono di suggestioni country e rimandi sempre più forti alla scena southern rock. Come se dal 1994 ad oggi la band scozzese non avesse inciso altri dischi; fatto sta che ne ha registrati di ottimi e pure di innovativi e originali. E allora come vedere questo cambio di direzione verso il passato? Kevin Shields era il più sperimentatore ed è andato via (e in compenso appare Will Sergeant degli Echo & Bunnymen); potrebbe essere questo un motivo. O semplicemente volevano fare un disco rock. Punto e basta. A noi non interessa cercare di capire perché è andata così dal momento che il disco è bello tosto, suonato con piglio sporco e con la giusta intenzione. Certo, i Rolling Stones sono il primo punto di riferimento a venire in mente ascoltando le prime tre canzoni, ma stiamo parlando degli Stones, mica di roba così insomma. È un disco che trasuda blues, soul e un ritmo incendiario, che apre nel migliore dei modi con “Country Girl” e “Nitty Gritty”, dandoci l’impressione di ascoltare un "Let It Bleed" o un "Beggar’s Banquet". “Suicide Sally & Johnny Guitar” è un pezzo molto tirato tra punk e rockabilly anni ’50, sempre tra gli Stones e gli Stooges, dedicato alla travagliata storia d’amore e di sbando stupefacente tra Pete Doherty e Kate Moss. Dopo la pausa quasi orientaleggiante di “Little Death” si torna nel southern con le armoniche distorte, l’energia e la voce poco pulita di “99th Floor”; e con l’armonica da work song di “We’re Gonna Boogie” siamo tra Stones (sempre loro), Doors e addirittura Zeppelin per alcune citazioni importanti. Insomma i Primal Scream hanno deciso di non inventare nulla per questo disco ma solo di divertirsi e fare un album di genere alla loro maniera. Tenuto conto di questo, il disco scorre via molto facilmente e pensato a bordo di una auto in corsa sulle ampie strade americane fa il suo effetto. Cool, on the road, che profuma di periodi passati. E “Dolls (Sweet Rock & Roll)” sembra irresistibile con le chitarre ruvide, i battiti di mani e il ritornello accompagnato dai coretti killer mentre “Hell’s Comin’ Down” è un country rock che profuma di blues, condito da un piccolo piano honky che ricama in sottofondo e un mandolino e un violino che si ritaglia sapientemente i propri spazi. E si chiude con il momento dell’introspezione, con una bella country ballad di cinque e passa minuti, fatta di chitarre acustiche, armonica e l’immancabile mandolino; stavolta però compare anche la fisarmonica a servizio di un’atmosfera dimessa e malinconica da vera sad song. "Riot City Blues" non pretende nulla se non di divertirsi e divertire sull’onda di un rock d’annata che si nutre di ispirazioni blues e rockabilly; lo fa centrando il bersaglio del ritmo e dell’energia, e questo basta. I fan del classic Primal Scream sound storceranno il naso ma di sicuro i più rockettari, seguaci di MC5, Stooges e Stones, sapranno apprezzare.
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