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Uno stile di vita e non soltanto un progetto musicale. Kitsunè Maison 2 Compilation somiglia ad una vetrina di dolciumi colorati e luccicanti: la musica viene applicata ad arte, fra guarnizioni di panna montata, ciliegine fosforescenti e oscillazioni di frequenze digitali, manipolata e servita in diverse salse che dall’indie rock all’electrodance ci propongono un avant-pop di chiara matrice post-industriale e techno. Il suono diventa un pretesto, un marchio di fabbrica. La musica infatti non è prioritaria rispetto all’immagine, al target che si vuol comunicare; fa parte del pacchetto multimediale, viene proposta come sottofondo alla serata e in essa si inserisce come leit motiv seriale, luce soffusa, maxischermo colorato e smart drink, ovvero occasione di incontro e condivisione di esperienze, spazio eclettico, crocevia di mode e tendenze. Le serate Kitsunè infatti sono degli “eventi” che stanno facendo il giro del mondo, ma il vero centro di irradiazione è Parigi. E’ da qui che è partita l’idea di un loft multimediale sull’esempio della factory warholiana che per prima lanciò l’idea di una riproducibilità dell’arte su vasta scala (pop art) e di una intercambiabilità dei linguaggi e degli stili che avrebbe rivoluzionato il modo di concepire l’arte stessa. Arte intesa come moda e design, come etichetta e condizione esistenziale. Musica intesa come linguaggio visivo e performance. Musica come progettazione d’interni, come fascia di mercato. Musica come vera e propria corporate identity. Accanto ai Wolfmother o ai Digitalism o ai Kaos, il cui brano “Cerebral Tremolo” è forse uno dei più interessanti della collezione, potremo dunque degustare un frullato freddo di cetrioli e aggiughe con frutta candita o acquistare una t-shirt Kitsunè Maison a due colori, ammirare la splendida collezione di golf, polo e sciarpe in cashmere, le foto di Alberto Korda, i maglioni dedicati a “Le violon d’Ingres” di Man Ray, e tanti altri gadget davvero imperdibili, com’è imperdibile questa musica dal taglio trasversale e tecnologico, un pulp nipponico che si innesta su fredde sonorità francesi alla Laurent Garnier, cui peraltro i Gong già ci avevano abituato dai lontani anni ’70, danzabilissima (ammesso che gli automi sappiano danzare, potrebbero obiettare gli appassionati di house), promossa in Italia dall’etichetta d’avanguardia Foreign Affairs, ha già avuto modo di clonarsi attraverso serate Kitsunè che, passando per Kyoto, Osaka, Londra e Bruxelles sono giunte fino a noi (Campodarsego, Padova) attraverso la manifestazione “Excuse Me”. Musica difficile da classificare: bastard pop? punk funk? mash up o semplicemente remix di qualità? Nel caso ne siate stimolati, non dovrete far altro che informarvi su Internet: Wolfmother, Bloc Party, Digitalism, Simian Mobile Disco, Kaos, MSTRKRFT, Adam Sky e ancora Tom Vek, Hot Chip, VHS or Beta, Manhead, Black Strofe, Captain Comatose, Chikinki, per citarne alcuni. Una tendenza che fa moda, almeno per il momento. Per il resto, staremo a vedere.
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