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Boy Kill Boy
Civilian
2006
Vertigo
di Stefano De Stefano
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Un quartetto londinese, l’ennesimo. Per di più con un nome che lascia perplessi, Boy Kill Boy. Eppure sembrano esser loro i prossimi e nuovi esponenti della scena indie inglese, quella che da qualche tempo a questa parte guarda con sempre maggiore insistenza a band storiche come gli Smiths e i Cure. Il quartetto composto da Chris Peck (chitarra e voce), Shaz (batteria), Pete Carr (tastiere) e Kevin Chase (basso) rivitalizza il genere a suo modo, con un pizzico di brit attitude e una manciata di chitarre abrasive che rendono ogni pezzo un potenziale singolo. Dalle parti dei Kaiser Chiefs (“Ivy Parker”, probabile singolo dopo “Back Again”) e di gente come Rakes e Killers, i Boy Kill Boy confezionano con Civilian il loro album di debutto in uscita per l’etichetta Vertigo. Look da dandy, capelli lunghi con fila di lato, leggermente new wave, molto post punk e modernamente indie: sembrano avere tutte le carte in regola per affrontare un odierno mercato di massa. Non a caso il disco è stato prodotto John Cornfield, che, per chi non lo sapesse, ha lavorato con gente del calibro di Muse, Oasis e Supergrass: accade così che attorno al nome dei Boy Kill Boy ci sia un grosso parlare proprio come era stato per gli Hard-Fi. E non per sprecare parole o dare inutilmente fiato alle trombe. Civilian è davvero un ottimo album, certo non inventa nulla ma quello che propone lo sa vendere in modo molto convincente. Come? Con un uso moderato e vintage dei sintetizzatori, quel che basta a dare un tocco eighties ai pezzi, un’attitudine grezza e punk che viene stemperata dalla forte sensibilità pop che emerge da ogni singola traccia. “Back Again” sintetizza in apertura un discorso che vale per l’intero disco: disperazione nelle liriche, batteria e chitarre incendiarie e tastiere che colorano l’atmosfera di un passato che non è stato affatto dimenticato. E lo stesso dicasi per “On And On” e “Suzie”. Come si intuisce, "Civilian" è molto omogeneo e solo alla sesta traccia rallenta i ritmi con una ballata elettrica che sa tanto di Kaiser Chiefs; con “Killer” si balla con l’immagine di Depeche e Cure in testa mentre la chiusura di “Shoot Me Down” e della relativa ghost track regala un tocco di originalità che non stona affatto con il gran ritmo dell’intero disco. Alla fine dell’ascolto si realizza che i Boy Kill Boy non aggiungono nulla a quello che hanno già detto gente come Departure, Editors e i già menzionati Killers; i punti di riferimento sono gli stessi per tutti ma di fatto la formula in mano al quartetto londinese si rivela vincente. I Boy Kill Boy non sembrano affatto avere paura perché sono già partiti alla conquista dell’America: aggiornamenti sul sito ufficiale (www.boykillboy.com) e su myspace. L’emersione è stata rapida e probabilmente sentiremo parlare a lungo di questa band: fan di Smiths e Cure, da questo momento sapete dove potete andare a sublimare le vostre passioni punk e la vostra attitudine tardo romantica.
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16/06/2006 -
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