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Nuovo album per l’ex Giant Sand, iniziatore del rock desertico proprio della “nuova frontiera” della musica americana, compositore attento e sensibile, punto di riferimento dell’intera scena “indie”. Howe Gelb ci ha abituato ad una musica fuori dal comune, ad incursioni nel soul, nel jazz e nella musica country, ma questa volta ha superato se stesso e ha registrato un disco insospettabile, ricco di suoni e di emozioni dell’originario gospel. Album registrato in Canada, ad Ottawa, sotto la neve, (fattore di per sé romantico e quanto mai carico di nuovi stimoli per chi viene dal deserto di Tucson, Arizona) e che vede la partecipazione straordinaria delle Voices Of Praise, un vero e proprio coro gospel al femminile. Howe Gelb le aveva ascoltate in chiesa e, con molta educazione e rispetto, ha chiesto al religioso che le dirigeva di trasferire l’infinità bellezza di quel canto in un contesto laico quale quello delle liriche delle sue nuove canzoni. Tutto ok, ma le tematiche, sebbene non religiose, avrebbero comunque dovuto essere edificanti. Allora Howe Gelb, aiutato dal giovane e talentuoso Jeremy Gara alla batteria, e dalle Voice Of Praie al gran completo, ha provato a sperimentare cosa poteva nascere dalla fusione fra la semplicità, scarna ed essenziale, del suo folk underground con la magnificenza di una coralità gospel. Quindi ha rielaborato sotto questa nuova luce brani conosciuti come “Robes Of Bible Black” e anche “The Farm” , scritto da Rainer (ex chitarrista dei Giant Sand, prematuramente scomparso) e ha aggiunto delle composizioni nuove, davvero delicate e toccanti, mai però univoche o monocordi. Da sottolineare a questo proposito come la chitarra elettrica di “The Voice Within” risulti assolutamente straniata e assordante, in un contrasto solo apparente con le melodiose armonie del resto dell’album. Si consiglia l’ascolto ripetuto di brani come “But I Did Not” e “Love Knows”, davvero molto Velvet Underground nell’approccio, con la voce di Howe Gelb che assomiglia maledettamente a quella del primo Lou Reed. Musica da non consumare, suoni che danno sostanza all’anima, “per meglio salire” (come recita un opuscolo parrocchiale di diversi anni fa che custodisco con estrema cura).
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