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Edwin McCain
Lost In America
2006
Vanguard
di Stefano De Stefano
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Edwin McCain è un cantautore americano come pochi. È difficile capire perché certi artisti non riescano a trovare sbocchi di mercato nonostante la qualità elevata della loro musica. Pochi conoscono Edwin McCain, forse quelli che hanno drizzato l’orecchio in occasione di alcune puntate del telefilm Dawson’s Creek, quando “I’ll Be” figurava nella fortunata colonna sonora. E lo stesso vale per “I Could No tAsk For More”. Ma questi sono episodi sporadici perché di fatto l’America adora questo cantautore del sud della Carolina nonostante, misteri della vita, all’estero sia sconosciuto o quasi. E questo a causa della politica delle Majors che sempre di meno si interessano a un certo tipo di classic american rock (Shawn Mullins è un altro che ha subito questa situazione). Ed è un peccato perché ad avercene di artisti così sarebbe un miracolo. Lost In America è il settimo disco in studio e prosegue il percorso intrapreso da McCain fin da Honor Among Thieves. Rock, pop, funky, jazz e blues sono solo alcuni degli ingredienti di questo album e della sua musica. La melodia è messa al centro fin dall’inizio, complice la bellissima e ruvida voce di Edwin che riesce sempre a emozionare. La band che lo accompagna è molto ben rodata, musicisti che sanno il fatto loro e riescono ad amalgamarsi in modo pressoché perfetto. Rispetto ai dischi passati c’è qui un’impronta decisamente più orientata verso la rock song radiofonica e a ben vedere questa tendenza era presente anche nel precedente Scream & Whisper. Ad essere pignoli possiamo ritrovare il suo classico stile nella prima parte del disco (“Lost In America” e “Gramercy Park Hotel” in primis), mentre nella seconda parte del disco troviamo soprattutto riff tosti e un approccio alle canzoni molto più ruvido, basato sulle chitarre elettriche piuttosto che su quelle acustiche. “My Mystery” con la sua coda rock blues, “Bitter And Twisted” e soprattutto l’hard rock di “Babylon” sono la risposta elettrica alla grande ballata acustica “Losing Tonight”, alla sensibilità pop di “The Kiss” e ai momenti da jam session jazz-rock di “Black And Blue” con tanto di sassofono. Il sound è ben calibrato, le chitarre acustiche hanno la stessa importanza di quelle elettriche e grande rilevanza acquistano anche gli hammond e i piani elettrici che con grande puntualità supportano i dieci episodi di questo disco. Ogni album di Edwin McCain rappresenta una buona occasione per conoscerlo; questa è la settima opportunità che avete. Non sprecatela, procuratevi questo disco e andate alla ricerca degli altri perché dentro ci troverete tutte le radici dell’America.
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06/06/2006 -
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