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Dopo quattro dischi e dieci anni trascorsi in giro per i palcoscenici di tutta Italia, anche per i Matrioska è giunto il tempo di tracciare un primo bilancio della loro effervescente carriera. La quinta candelina è “Lo Strano Effetto Che Fa”, opera che racchiude alcuni dei loro più apprezzati successi in una veste che si colloca a metà strada tra un best ed un live. Da un lato, infatti, la scaletta è stata formulata al fine di schematizzare efficacemente la maturazione della band milanese e, dall’altro, di ciascun brano si è preferito proporne una versione estrapolata da uno spettacolo dal vivo. Con due importanti eccezioni che rappresentano, rispettivamente, il connubio con un fresco talento del panorama musicale nostrano e l’occasione di rinfocolare l’interesse per un vecchio classico recentemente tenuto, secondo alcuni fan, un po’ in disparte. Le due tracce in questione si collocano proprio in apertura: “Partita Di Pallone” è la cover di una storica incisione di Rita Pavone, mentre “L’Arca Di Noè” è frutto di un ripescaggio che ha attinto dal primo disco “Passi Se E’ La Prassi”. Nel primo caso spicca la collaborazione con la giovane cantautrice veronese Veronica Marchi, nel secondo è rispolverata una lirica che, chissà perché, non ha mai trovato grandi spazi nei vari show. Scelta sicuramente discutibile, perché questa sagace filippica contro la ricorrente tentazione di saltare sul carro del vincitore non sfigura per niente a fianco dei temi più gettonati e fotografa impeccabilmente i punti di forza dei Matrioska. Qual è il collante che tiene insieme “Trafficante Di Pinguini”, “Che Velocità” e “Uomo Nel Pallone”? Quali sono gli elementi sui quali Antonio Di Rocco, Mauro Magnani, Steve Palmieri, Luca Bossi, Lucca Specchio e Nik Lamberti hanno trovato un’intesa? Innanzitutto una miscela musicale irrigata con abbondanti spruzzate di rock e ska. Poi una scrittura che si disimpegna egregiamente tanto alle prese con amori ad un passo dalla delusione (“Non Voglio Più”) quanto allorché si tratta di riflettere sull’uso indiscriminato del potere (“Veritiero Gionatta”). Con le antenne pronte a sintonizzarsi sulle pulsioni adolescenziali ed un’attenzione alle problematiche sociali che non sfocia mai in un’aperta militanza. Di fieno in cascina i Matrioska ne hanno messo tanto e “Lo Strano Effetto Che Fa” è qui a ricordarcelo. Con la chicca, peraltro, di una copertina popolata dalle figure stilizzate e sghembe frutto della fantasia di Leila Gharib (voce dei Bikini The Cat). Sull’operazione aleggia un’unica perplessità. Nasce come un ibrido, ma a conti fatti stenta ad incarnare fedelmente sia lo spirito collezionistico che quello del live vero e proprio: il contenuto è davvero risicato per riuscire a raccontare tutti gli sviluppi di una decade e, contemporaneamente, la presenza del pubblico è così rarefatta che talvolta si fa fatica a credere che le canzoni del cd siano state eseguite alla sua presenza. Ma, al di là dell’incerto confezionamento, “Lo Strano Effetto Che Fa” merita di essere ricordato se non altro perché dà l’opportunità di riassaporare un certo modo, leggero ma mai banale, di fare musica.
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