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Mi sono sempre chiesto: chi glielo fa fare? Voglio dire, perche’ Mina, che i soldi ce li ha, che sta, anzi risiede, in Svizzera, a Lugano, per pagare (che e’ una parola grossa…) le false tasse, continua ogni anno a incidere i dischi? Per i fans? Per se stessa? Per il figlio Massimiliano che senno’, dopo aver fallito come conduttore tv, non troverebbe certo nessuno di buon senso disposto ad assumerlo come produttore musicale? Forse no. Puntuale piu’ dell’autunno piomba l’annuale superlagna di Mina. Paginate sui giornali, tutti i media (parola grossa…) mobilitati per la Signora della canzone, che ha intitolato ‘Veleno’ le sue 12 lagne. Solito mix (non cambia neanche questo) di autori noti e meno noti con corollario di esclamazioni di giubilo dei prescelti. Si parte con ‘Succhiando l’uva’ di Zucchero che conferma la tesi secondo cui ormai i grandi (parola grossa…) nomi della canzone italiana a Mina fanno arrivare gli scarti della loro produzione. Zucchero le ha inviato ‘Succhiando l’uva’ e la Signora si diverte, oh quanto si diverte, tra versi di ‘sesso e magna’ cui stavolta aggiunge pure un po’ di vino, frutto della vite. Nel ritornello dicono che Mina abbia calcato sulla ‘S’ di ‘succhiando’ per dare l’impressione di un dialetto emiliano ma potrebbe essere anche il frutto di un’otturazione dentistica venuta male. Poi un incubo di Bruno Lauzi, ‘Certe cose si fanno’, superdatata storia di corna. Scivola via inutile e noiosa ‘D’amore non scrivo piu’’ (e speriamo…) di Mauro Santoro ed esageratamente pomposa va via ‘Il pazzo’ del pomposo Giancarlo Bigazzi. Daniele Silvestri si e’ tenuto per se’ le buone canzoni e ha rifilato a Mina una bufala colossale, ‘La seconda da sinistra’, e lei ci ha messo del suo, rendendola pure soporifera. Come se non bastasse arriva Renato Zero, che da dieci anni fa fatica a scrivere per se stesso (la canzone si intitola appunto ‘Che fatica’) figuriamoci per gli altri. Ma non e’ finita: Ivano Fossati ha voluto pure lui dare una mazzata alla Signora, comparendo persino in voce in ‘Notturno delle tre’: si dorme che e’ una bellezza. Rischia di svegliarci ‘Hai vinto tu’, ma sembra davvero un giochino un po’ idiota, e si ripiomba nella “peggiore dell’album”: ‘In percentuale’, firmata dal sopravvalutato Samuele Bersani. Sonno senza pentimenti con le ultime tre canzoni, ‘Solo un attimo’, ‘Mente’ e ‘Ecco il domani’, che mette i brividi per quanto e’ anonima. Il tutto per rifare la domanda iniziale: chi glielo fa fare? E poi, basta con questa storia di non comparire in pubblico, non e’ mica Lucio Battisti…La verita’? Mina ha perso la dimensione del mondo, il senso della realta’, l’isolamento le ha prodotto un immeritato e fastidioso narcisismo. Canta roba anni Settanta, nessuno glielo fa presente, non certo il figlio che le arrangia i pezzi in stile musica leggera italiana anni Settanta. Mina non si sporca le mani e anche se il figlio racconta che, mentre è in sala d’incisione, la Signora dice le parolacce, noi aggiungiamo che dovrebbe dirle anche quando si ascolta, così lontana dal sudore e dal dolore del mondo, dalla fatica della gente che nel 2002 non ha piu’ una lira, non ha piu’ un lavoro, va alla guerra e paga sempre piu’ tasse. Mentre lei non le paga e vorrebbe, senza neanche fare un concerto, rifilarci i suoi lagnosi dischi. Vada a venderli a Lugano, i suoi dischi, vada a farsi adulare dai suoi ricchi amici stilisti, chieda le canzoni ai cantautori di Lugano e faccia assumere il figlio in una fabbrica di orologi. Noi qui nella realta’ abbiamo altre storie da raccontare, altra musica da ascoltare, altri dolori di cui soffrire, altra vita da vivere.
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