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Dave Alvin é nato a Los Angeles 50 anni fa e ha sempre vissuto in California, una terra aperta ad ogni possibilità che lui ama alla follia. Dal 1980 al 1986 è stato chitarrista solista e “songwriter” dei Blasters, il noto gruppo di Rock and Roll della Bay Area, ha partecipato poi alla colonna sonora del film “Streets Of Fire”, successivamente si è unito ai Knitters di John Doe e poi ancora nel 2000 ha vinto il Grammy Award per la Folk Music, grazie al suo “Public Domain: Songs From The Wild Land”, un disco di rara bellezza. Dave Alvin ha sempre avuto una profonda consapevolezza di quelle che sono le sue radici, quel “melting pot” di country, blues, folk e rockabilly che invase la West Coast subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Si è ispirato alla musica di Johnny “Guitar” Watson, di Woody Guthrie e di Randy Newman, e naturalmente alle canzoni “surf” di Brian Wilson dei Beach Boys. Rispetto alla musica ricca di stile della East Coast, i suoni della California erano di certo più autentici, più aperti alle diverse influenze musicali, e anche in qualche maniera sregolati e selvaggi. Ecco perché adesso Dave Alvin ha deciso di racchiudere su “West Of The West - Songs From Californian Songwriters Volume 1”, il suo nuovo album, il meglio di quelle “pop ballads” che attraverso gli anni Sessanta e Settanta hanno accompagnato piacevolmente la sua esistenza. Non è un disco autobiografico in senso stretto, perché solo “Between The Cracks”, scritta insieme a Tom Russell, porta la sua firma. Ma Dave Alvin reinterpreta queste belle ballate come se fosse stato lui a scriverle e tutta l’atmosfera dell’album ci riporta a quel periodo a cavallo fra le due decadi quando la produzione musicale che veniva dalla California si innestava giusto all’incrocio fra sogni e realtà. Potrete riascoltare quindi, dalla calda voce gradevolmente tinta di blues di Dave Alvin, brani importanti come “Don’t Look Now” di John Fogerty, “Surfer Girl” di Brian Wilson, “California Bloodlines” di John Stewart, “Blind Love” di Tom Waits e la più recente “Down On The Riverbed” di John Hidalgo, il chitarrista dei Los Lobos in una sorta di “patchwork” ben calibrato e ricco di emozioni. Ascoltare questo disco è stato un po’ come sfogliare un album di vecchie fotografie e ritrovare noi stessi, quel che eravamo, come eravamo, in un passato glorioso.
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