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The Open
Statues
2006
Polydor
di Jacopo Aloisi
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Nel moderno panorama musicale è bello vedere che ci sono ancora gruppi che badano più alla qualità delle loro produzioni che alle vendite. Ne sono un esempio The Open, band inglese capitanata da Steven Baylel, cantante e leader del gruppo. Con il loro album di debutto, “The silent hours”, hanno riscosso molto successo. Ora sono tornati con un nuovo disco, Statues, con il quale riconfermarsi. Purtroppo non ci sono riusciti. Infatti si sono superati. Statues è un’opera che sa di rock, jazz e pop. Un suono nuovo che colpisce il cuore con getti di melodie emozionanti. “Forever”, la canzone che apre l’album, introduce l’ascoltatore nel mondo della band. Un mondo fatto di malinconia adolescenziale. Come in “We can never say goodbay”, primo singolo promozionale e forse il brano più bello del disco. The Open non tralasciano neanche l’amore. Commovente la bella “Lovers in the rain”. Il tutto passando da un jazz semplice, come in Moment in time, a un classic rock, come in “My house”. Appassionante la voce di Baylel. Ti penetra nel corpo lasciando provocando brividi. The Open sono stati spesso accostati a nomi come Radiohead o Doves. Con questo album hanno dimostrato di essere unici. Basta trovare somiglianze. Da oggi in poi saranno gli altri gruppi a essere accostati ai The Open. Statues è un album pregiato che si candida a essere una delle migliori uscite del 2006. Un disco che si lascia ascoltare ripetutamente senza annoiare mai.
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23/05/2006 -
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