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The Zutons
Tired of Hanging Around
2006
Deltasonic
di Claudio Biffi
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Quando nel 2004 gli Zutons apparvero sulla scena con “Who killed the Zutons” l’attenzione del pubblico portò al risultato lusinghiero di 600.000 copie vendute ma non fu perfettamente chiara la reale consistenza musicale del gruppo, anche se la provenienza da Liverpool era in quel momento un sinonimo di garanzia in quanto scena privilegiata dei nuovi gruppi indie inglesi, in prima fila The Coral, a cui gli Zutons assomigliano decisamente. Prodotto da Stephen Street, il secondo album a orecchio è decisamente più avvicinabile del primo ma questo non significa che sia commerciale, anzi prosegue sulla ricerca di un suono decisamente 60-70 con venature di indie rock e la costante presenza del sassofono come poche band si sognerebbero di fare. Dal punto di vista musicale questo “Tired of Hanging Around” mostra una maggiore confidenza del gruppo nel mettere assieme gli 11 brani mentre il precedente sembrava più una mescola di improvvisazioni molto zappiane ma senza un vero filo conduttore. Qui invece troviamo un comune denominatore che accompagna il leader McCabe nei suoi racconti poco convenzionali, in cui si narrano storie di rapporti amorosi in chiave umoristica, vedi “Why Won’t Give Me Your Love”, o in dialoghi surreali “You’ve Got A Friend In Me” dove in duetto con la back vocalist Harding rappresenta la storia del cacciatore d’amore e della propria vittima vista dalla parte del primo che paradossalmente dice “if I got to knew you, it could all change” ma che poi giunge all’amara conclusione ammettendo “i want a new love, I’m sick of this pastime, but I’m scared of new love, it’s been a such long time”. Su questa tipologia si muovono anche “It’s The Little Things You Do” e “Valerie” dove si riconoscono le melodie care ai Creedence Clearwater mentre un accenno al boss e alla e-street band non può non riconoscersi in “Oh Stacey (Look What You’ve Done)” triste storia di una donna che passa le notti a sbronzarsi nei locali dilapidando gli ultimi risparmi del padre. Non manca quindi un forte senso di melanconia in questi brevi racconti anche se non mancano un paio di brani fuori dalle righe come “Hello Conscience” e “Little Things” mentre per concludere l’opera c’è l’agrodolce “How Does It Feel” dedicata alla città di Liverpool ma nella speranza di qualcosa di migliore per il futuro. Indubbiamente una band eclettica questi Zutons.
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15/05/2006 -
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