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Mario Venuti
Magneti
2006
Universal
di Claudio Biffi
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Bisogna tornare con il ricordo alla primavera musicale catanese degli anni ’80 per capire cosa significa l’esperienza ventennale di Mario Venuti, protagonista prima con i Denovo con cui ha fatto 5 dischi e poi dopo lo scioglimento nel 1989 proseguita con la carriera da solista che lo ha portato al nuovo lavoro “Magneti”, preceduto dal singolo “Un altro posto nel mondo” presentato all’ultima edizione del Festival di Sanremo. Ascolto il cd mentre percorro le strade della sua terra natale, la Sicilia e quindi nel luogo più adatto per percepire le emozioni che contraddistinguono le melodie contenute nelle 12 canzoni di “Magneti” che oltretutto ho già sentito “live” nel concerto del 3 aprile che Venuti ha tenuto a Roma con la sua band “Arancia Sonora” punto di forza della sezione strumentale del disco mentre i testi sono stati elaborati con il compagno di lavoro Kaballà e dimostrano ancora una volta la capacità di articolare e giocare con la trama-canzone in maniera abile e funzionale alle melodie e al timbro della voce del cantante. Si passa quindi da brani più ritmati come “Addio alle Armi” alla bossenova di “Anni Selvaggi” in cui ritornano alla memoria i trascorsi giovanili della sua Catania e alle melodie tropical carnevalesche di “Santa Maria la guardia”, alle delusioni amorose in chiave blues in “Qualcosa brucia ancora” ripagata dalla vanità poco duratura di “Un altro posto al mondo” che punita dalle giurie all’ultimo festival della Canzone italiana ha invece giustamente trovato il gradimento dei veri estimatori della musica d’autore. Non manca un tocco etno-folk con “Solu” cantata in dialetto siculo e una poetica “Ultramarino” dove il mare e i suoi misteri vengono paragonati al liquido del ventre materno vera culla della nascita spirituale dell’essere umano. La canzone che da il titolo al disco “Magneti” è l’esempio di come Mario Venuti sappia giocare con le parole e adattarle perfettamente alla sua voce, una caratteristica che ricorre in tutti i brani ma che se non particolarmente originale sia dal punta di vista melodico che da quello compositivo riesce sempre a trasmettere uno stile più che riconoscibile. Il salto definitivo nei big della canzone d’autore non è lontano manca solo un po’ più di convinzione nel togliersi di dosso l’etichetta di cantante pop che ancora si riconosce in alcune canzoni anche se il contributo della nuova band “Arancia Sonora”che lo accompagna sembra aver già dato ottimi frutti e prendendo spunto dal testo della canzone “Open Space” che chiude il disco: E’ un cantiere aperto un architettura ardita, mai finita la mia vita. Dalle fondamenta al tetto ristrutturo il mio passato ridipingo il mio futuro. Alla prossima.
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08/05/2006 -
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