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The Charlatans U.K. sono uno dei pilastri della musica inglese degli ultimi quindici anni. Hanno raccolto e fatto propria l’eredità Madchesteriana di gruppi come Stone Roses e Happy Mondays e hanno saputo mantenersi integri, musicalmente parlando, durante l’ondata del brit pop che c’è stata nella metà degli anni Novanta. Ogni disco dei Charlatans U.K. è risultato parzialmente diverso dall’altro, complici alcuni cambi di formazione alle tastiere e una certa esigenza di non restare mai uguali a se stessi dopo ogni realizzazione. Questo decimo disco arriva a due anni dal precedente (e molto valido) Up At The Lake e cambia ancora una volta le carte in tavola; Simpatico, questo il nome dell’album - una parola italiana che a Tim Burgess piace tanto - presenta delle differenze rispetto al disco del 2004. A un canonico album di pregevole fattura pop, tipicamente inglese, vario e ricco di groove questa volta la band di Manchester contrappone un disco controverso, nuovo, audace, che almeno in Italia ha fatto parlare di cedimento sugli allori e di scarsità di idee. Noi non la pensiamo così. Simpatico è un gran bel disco, che strizza l’occhio a sonorità reggae pur mantenendo in primo piano la propensione all’arrangiamento raffinato e alla melodia azzeccata ma mai banale. La scelta del singolo “Blackened Blue Eyes” è risultata felice perché il brano è in linea con le produzioni passate e non rappresenta un elemento di discontinuità a livello di sound e di forma canzone: tuttavia questo discorso vale per poco, diciamo fino alla seconda traccia “NYC (There’s No Need To Stop)”. Dopo, infatti, arrivano le sorprese. “For You Entertainment” presenta ritmi esotici mentre torridi organi hammond, armoniche che si piegano su raffinate trame reggae e una voce che cerca di omaggiare a suo modo l’immortale Bob Marley sono le carte vincenti di “City Of The Dead: ecco la nuova vitalità di questo decimo disco di Tim Burgess e compagnia. Non è un caso che ultimamente Tim Burgess abbia parlato della grossa influenza esercitata dal capolavoro dei Clash, quel Sandinista che mischiava tanti stili e generi diversi in una forma assolutamente nuova e innovativa: Simpatico è reggae, è pop, rock, accenna al funky al al dub e lo fa in un modo così immediato che è francamente difficile parlare di scarsità di idee o di sonno sugli allori. La raffinatezza quasi dub della melodicissima “Muddy Ground” prepara alla fusione di chitarre funkeggianti e ritmi reggae in “Road Paradise”, un altro pezzo che coniuga alla perfezione un ritornello pop molto standard e un’atmosfera esotica fatta di organi accennati, percussioni e la solita voce che rende omaggio a un certo modo di cantare proprio del genere. E dopo questa tuffo centrale nella musica reggae si ritorna, con “When The Lights Go Out In London”, su binari già battuti e consolidati in passato; la canzone è impreziosita dall’armonica, tuttavia scorre senza impressionare lasciando molto poco dopo un primo ascolto. L’atmosfera esotica (e stavolta anche orientaleggiante) ritorna con la successiva “The Architect”, un altro raffinato pezzo che rimanda ad altri luoghi e suoni poco frequentati dall’attuale scena britannica mentre il momento della ballata arriva con “Glory Glory”, una delicata ninnananna basata su chitarre acustiche impreziosite da arpeggi di elettrica e spunti di piano. “Sunset And Vine” ed è ancora un raffinato reggae mood: un pezzo ballabile, cool, raffinato e strumentale, che può ricordare alcune cose fatte recentemente da Ian Brown (gli Stone Roses vi dicono qualcosa?). Simpatico è un signor disco, relativamente nuovo per un gruppo come The Charlatans U.K. che ha da sempre assorbito le tendenze più disparate, dal funk al rock e dalla dance al reggae; nell’etichettarlo come un disco stanco e povero di idee gli italiani mostrano ancora una volta di capirne veramente poco di al di fuori dello stivale, musicalmente parlando. Questo disco è fresco, ben suonato e arrangiato: in una parola, cool.
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