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Chi ci legge da queste colonne dovrebbe avere capito che opinione abbiamo in merito all’annosa controversia “singles vs. albums”, ma a fini di chiarezza sarà qui il caso di ripeterci. In breve: riteniamo – da molto tempo ormai, ed ancor più da quando i CD in commercio possiedono una durata di quasi 80 minuti – che quello di album sia un concetto decrepito, e che sia necessario tornare a gustare la musica “a pezzi”, come di fatto accadeva fino alla prima metà degli anni ’60. La nostra non è solo un’opinione, ma una tendenza confermata dal mercato: è raro (rarissimo) oggigiorno trovare un CD meritevole di essere sentito dalla prima all’ultima nota (se si eccettuano le compilation, che sono tutt’altra faccenda). E poi: con la nascita e diffusione degli mp3 di facile scaricamento e scambiabilità, l’auspicato decesso del vetusto formato long playing è davvero – finalmente - dietro l’angolo. Tutta questa premessa perché questa è – come di regola - la recensione di un album, mentre di fatto vorremmo parlare unicamente di un singolo brano. La canzone in questione si intitola “Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss” ed è – finora – uno dei pochi motivi per definire il 2006, musicalmente, un annus mirabilis. L’abbiamo scoperta nel modo in cui abitualmente si incontrano le cose belle della vita: per caso. Ma questa modalità è piuttosto comune nel nostro rapporto con i Bloodhound Gang: di base, anche in passato, non siamo noi che siamo andati a cercare loro, ma loro che sono venuti a scovare noi. I BG sono una di quelle band che la critica “seria” non prende mai in considerazione: provenienti da una località chiamata King Of Prussia in Pennsylvania (USA), il frontman Jimmy Pop, il chitarrista Lüpüs Thünder, il bassista Evil Jared Hasselhoff e i loro mutevoli accoliti sono in giro da circa un decennio, durante il quale hanno deliziato i fans – e schifato i detrattori – con una ribollente miscela di punk, hip-hop ed elettronica dalle liriche pruriginose e politicamente scorrette, magnificata da un fiuto pop fuori dal comune. Il meritato successo per i BG è arrivato nel 2000 con il singolo “The Bad Touch”, brillante filastrocca dallo humour pecoreccio attraversata da un synth new-romantic, che li portò all’attenzione del grande pubblico e che spinse ai vertici delle charts l’album che lo conteneva “Hooray For Boobies”. Oggi, a cinque anni di distanza - chissà perché tanta lunga attesa... – il giochino si ripete. Abbiamo visto il video del nuovo singolo “Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss” per caso, su un canale musicale, e l’abbiamo trovato intrigante. L’abbiamo rivisto – sempre in modo fortuito – e ci ha toccato alcune corde. Abbiamo cercato di rivederlo ancora, e poi ancora di nuovo, e ci ha procurato gioia ed esaltazione come una “pop-song” non faceva da tempo. Per chi non lo avesse sentita, “Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss” non è poi tanto diversa da “The Bad Touch”: come la suddetta, è una esilarante canzoncina techno-pop, solo un poco più veloce e ballabile. Come “The Bad Touch”, contiene un testo pieno di doppi sensi para-sessuali, e un ritornello ansimante che piacerebbe a Tinto Brass. Come “The Bad Touch”, ha un video-clip strepitoso ambientato in una discoteca, in cui Jimmy Pop fa il ganassa come suo solito, risultando un incrocio tra il Belushi di “Animal House” e John Travolta - quello di “Stayin’ Alive” però, non di “Saturday Night Fever”. Come il precedente “hit”, è il brano che ti potresti aspettare dai Pet Shop Boys, solo che fossero giovani, goliardici, eterosessuali e privi di senso della (propria e altrui) dignità. Il passo successivo è stato di procurarci l’intero album contenente “Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss”, quello con in copertina un ributtante lardoso baffone, dal titolo “Hefty Fine”. Compulsivamente, siamo passati subito all’ascolto della track 11 (“Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss”, ovviamente) che sparata dalle (più) potenti casse dello stereo di casa ci ha ri-travolto ancora senza pietà. In breve: ci siamo ritrovati ad ancheggiare e a dimenarci neanche fossimo in discoteca, e ad emulare certosinamente le movenze di Jimmy Pop nel video mostrato su MTV. Roba da tredicenni, e potenza della pop-music! Poi, però, “Hefty Fine” ce lo siamo ascoltato in toto, e con maniacale attenzione, e il responso è il seguente: 13 brani stilisticamente variabili – tra il punk, l’hip-hop, l’electronica ed il crossover tout court – e tutti sostanzialmente superflui, tranne tre. Oltre al più volte succitato, sono assai consigliati: “Pennsylvania”, un potente punk melodico stilizzato che ci ha ricordato le cover di punk ’77 UK fatte a suo tempo dai Die Toten Hosen; e “Foxtrot Uniform Charlie Kilo (F.U.C.K.)”, un altro episodio techno-pop (solo, più versante crossover) appena un gradino al di sotto di “Uhn Tiss Uhn Tiss Uhn Tiss”. In tutto, una dozzina di minuti di grande – ed in un caso, immensa - musica Pop. Sarebbe bastato un EP; bastano, ad oggi, tre file mp3. E nel frattempo, noi continuiamo ad aspettare le majors appostati sull’altra riva del fiume...
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