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Un album incredibile che ricorda grandi cose del passato come il rock sperimentale di Frank Zappa e le atmosfere surreali di Captain Beefheart, le “slow ballads” infarcite di blues di Tom Waits e il punk anarchico e corale dei Clash, nonché certe melodie struggenti, tipicamente “klezmer”, proprie della tradizione ebraica. Un calderone di suoni quindi, che i Legendary Shack-Shakers però maneggiano con estrema disinvoltura e con una giusta dose di follia, energetica e vitale. Dietro tutto questo le menti atomiche del Colonnello J.D.Wilkes, piano, armonica e voce, di Mark Robertson, al basso, e di David Lee, chitarra solista e voce. Il disco vede anche la partecipazione del funambolico Jello Biafra dei Dead Kennedys, ai cori su alcuni brani, e del Reverendo Horton Jim Heath, alla chitarra elettrica, in un sovrapporsi altamente tossico e debordante di sonorità etno-punk e heavy-blues. Ci deve essere lo zampino del Diavolo su un disco del genere: è di un calore infernale, possiede una carica assolutamente travolgente e davvero apprezzabile in quanto a originalità e a energia creativa. Se ci soffermiamo poi sui dettagli, un brano come “Ichabod!” resuscita suoni ed emozioni che furono anni fa dei Germs e dei Dead Kennedys, perché le chitarre sono quelle, e anche la danza tribale sfrenata e ribelle è la stessa. “South Electric Eyes” invece mescola sangue sudista e “country roots”, e inoltre possiede la stessa elettricità e la coralità dei migliori inni punk. “No Such Thing” è una ballata “punk” volutamente sgangherata e gradevole, a metà strada fra le canzoni dei Pogues e quelle dei Clash. “Se qualcosa rischia di cadere, spingila pure giù”, è questo l’invito dei Legendary Shack Shakers, che su “Bible, Candle And Skull” ripropongono in chiave rhythm & blues tematiche religiose e cerimonie rituali, dissacrandole al punto giusto. “Monkey On The Doghouse” poi sembra un brano scritto dall’orchestra per Matrimoni e Funerali messa su da Goran Bregovic, suoni gitani e atmosfere balcaniche, all’interno di quella sarebbe la colonna sonora ideale di un altro film di Kusturica. “Something In The Water” è un blues caldo ed avvolgente, mentre “Thin The Herd” é un punk elettrico e folgorante. Nessun brano assomiglia al precedente, ma l’album possiede sempre una sua unità stilistica e compositiva, che è possibile ritrovare all’interno delle radici basiche del blues e dentro la carica ribelle e trasgressiva del primo punk . Da ascoltare.
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