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Vengono dalla California, il regno dei sogni tramandati dai Mamas And Papas, il paradiso di sole, bikini e surf, ma hanno realizzato un album di malinconica, irresistibile cupezza, con infiniti richiami a Cure, Bauhaus e Joy Division. Hanno un recentissimo passato hip hop di successo e ora danno vita a una minuziosa ricostruzione della new wave e del dark, in perfetto stile anni 80. Si chiamano Justin Warfield e Adam 12, in arte She Wants Revenge. Sono una contraddizione vivente e il loro album d’esordio ne è la diretta conseguenza: un assemblage di echi, di déjà-vu, di passato remoto e prossimo, a partire dai gruppi sopraccitati per arrivare a Interpol ed Editors, eppure… ecco un lavoro dal nitore adamantino. Sì, sono dei cloni, ma non più di molti altri gruppi attuali, e quello che ripescano, lo restituiscono con un’energia e un’intensità inusuali. Ascoltare la voce di Justin Warfield fa pensare alla reincarnazione di Ian Curtis, talmente somigliante da provocare brividi e Justin, ovviamente consapevole di questo strano, vampiresco talento, ne approfitta abilmente. Tanto che la reminiscenza della band di Manchester è quella più tangibile: nel ritmo angosciante e claustrofobico, nel modo di cantare, nell’erotismo intrigante e funereo, ennesima citazione del binomio di eros e thanatos…. “Red Flags And Long Nights” ha l’inizio ossessivo tipico dei Joy Division: Ian Curtis redivivo (solo dal timbro leggermente meno corposo e dalle tinte meno tetre) attacca dopo il lungo incipit e trasmette la sensazione di un furore represso e sempre sul punto di scoppiare. Segue l’ottima“These Things”, in cui le allusioni sessuali si intrecciano al rimpianto e all’amarezza. Leggendo i testi, si ha l’impressione di un’unica, lunga canzone che racconta l’amore nei suoi lati più oscuri e morbosi; tutti i pezzi non fanno che parlare di amore respinto, frustrato, torturato. Un groviglio di attrazioni mal riposte, di desideri latenti, di amori che sembrano morire sempre e non nascere mai e così la musica nella quale le parole si trovano incastonate non può che essere irrequieta e tormentata. L’accattivante“I Don’t Want To Fall In Love” si avvicina più ai Depeche Mode, accelerata e contaminata da un sound più vicino all’electro; i Depeche fanno capolino anche in “Monologue”. “Out of Control”, assillante ed esplosiva (uno dei pezzi migliori) resuscita i Joy Division anche a partire dal titolo, come del resto “Tear You Apart”. Quest’ultima è un trascinante crescendo paranoico e martellante, impreziosita dal video girato da Joaquin Phoenix. La bellissima “Broken Promises For Broken Hearts” abbandona il consueto distacco tipicamente “curtisiano” e assume intonazioni inaspettatamente struggenti. Sotto la patina superficiale degli imitatori, i SWR hanno un’anima di fosca bellezza. Si vedrà se riusciranno a trasmettere ancora il loro tenebroso fascino con il prossimo disco…
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