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Canadese, 17 anni (!), Avril Lavigne sta spopolando con questo disco d'esordio negli USA (un milione di copie vendute) e ora anche nella vecchia Europa (in Germania siamo già a quota 120.000). Nata e cresciuta in un piccolissima e sconosciuta città canadese (Napanee, Ontario) che le stava stretta, la piccola Avril fin da piccolissima (i suoi biografi riferiscono: da quando aveva due anni) aveva un unico desiderio: cantare e suonare per gli altri. Segue la solita trafila: le prime esibizioni per la famiglia, i primi concerti con i compagni di scuola, l'incontro (a 16 anni) col discografico lungimirante (Antonio "L.A." Reid della Arista) che la scopre e la invita a New York per firmare il contratto e incidere il disco. Come da copione, l'american (-canadian) dream si avvera, ed ecco "Let go". Lo stile è quello tipico cantautorale (finto)tosto dell'ultima (e penultima) generazione di rock ladies. La Lavigne – che scrive, sia detto a suo merito, ciò che canta – è una Morrisette (la prima Morrisette) meno incazzata, è una Imbruglia meno smaccatamente pop, è una Amanda Marshall (canadese come lei e come Alanis) più rockettara. E si potrebbe continuare con i paragoni, il che indica, da un lato, la sussistenza di buoni fondamentali (i riferimenti citati non sono certo disonorevoli), ma dall'altro, inevitabilmente, l'assenza di originalità. Il disco suona bene (bei suoni, a volte propriamente e giustamente vintage), a volte troppo (carino il tormentone "Complicated", addirittura bella "I'm with you", tosta e "giusta" "Sk8ter boy"), ma l'anima dov'è? E' tutto perfetto, senza sbavature, tutto già sentito, prevedibile. Anche la sequenza dei brani risulta studiata a freddo e a prova di ascolto. Non voglio fare il solito notalgico trombone (rischio che con l'inesorabile e ingiusto incedere del tempo si fa via via più alto), ma purtroppo (o per fortuna) ieri sera ho (ri)visto in cassetta quel piccolo grandissimo film che si chiama "Almost famous", che racconta la storia (vera) di un giovanissimo giornalista di Rolling Stone che, all'inizio degli anni 70, segue in tournee un gruppo rock in ascesa, e che nel suo viaggio incontra tutti i grandi della musica del tempo. Inutile dire che mi sono commosso (per la perfetta ambientazione e per la musica) e che ho rivissuto l'atmosfera (solo immaginata, per motivi di età, e pur tuttavia profondamente da me sentita, proprio attraverso la musica) dell'epoca. Ebbene, diciamo che negli anni 70 il disco della Lavigne – che pur sembra a tratti richiamare quell'epoca – sarebbe stato un disco "minore".
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