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Dopo “Neon Ballroom”, terzo lavoro degli australiani Silverchair, caratterizzato da sperimentazioni sonore, arrangiamenti in alcuni brani orchestrali e annunciato come soltanto un desiderio di sperimentare, tutti si aspettavano l’abbandono di tali innovazioni del sound della band e il ritorno a suoni più duri e diretti dei precedenti due album. Invece Daniel Johns, voce e mente della band, ha ormai cambiato rotta quasi definitivamente: gli arrangiamenti per orchestra sono aumentati e e sono presenti nella maggiorparte dei brani del nuovo lavoro, Diorama. Ed ecco che Across The Night si presenta come una suite in miniatura per orchestra, mentre The Greatest View, secondo me rappresenta la nuova svolta dei Silverchair, ovvero un classico rock con venature sinfoniche. Without you risente del sound dei primi album, con però chitarre più smorzate nella distorsione, mentre World Upon Your Shoulders è una bellissima ballad, in cui la voce e gli arpeggi di chitarra elettrica affascinano l’ascoltatore. C’è anche spazio per i groove che resero noti questi tre ragazzi australiani, come in One Way Mule, dai suoni distorti e ruvidi. Altro brano molto sinfonico nell’arrangiamento è Tuna in the Brine, mentre in Too Much of Not Enough sono poste in risalto molto le chitarre acustiche che trascinano tutto il brano, a metà tra una ballad e una rock song. Luv Your Life è un brano lento e costruito per quasi la metà da voce e chitarra, sempre con orchestrazioni di sottofondo. Di nuovi suoni distorti e atmosfere alternative con The Lever, per poi passare ad un brano acustico, ovvero My Favourite Thing, dagli arrangiamenti classici. È un pianoforte che introduce l’ultimo brano del disco, After All These Years, altra piccola suite classica, che chiude l’album così com’era iniziato. I Silverchair dimostrano molta maturità in questo lavoro, tralasciando però del tutto o quasi la loro esperienza passata: in generale è un disco dalle bellissime atmosfere, da suoni avvolgenti e onirici, ma forse sarebbe meglio per la band cambiare nome, visto che è rimasto quasi nulla di tutto quello che è stato da loro fatto in passato, quando ad appena quattordici anni stupirono tutti con quel loro sound aggressivo influenzato molto dal grunge di quella Seattle che per l’Australia è lontana chilometri ma per quei ragazzini era dietro l’angolo.
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