|
Di forme di meticciato, in campo musicale, se ne sono sempre viste tante, ma l’inusitata formula attraverso la quale gli Hormonauts hanno combinato le passioni del nostro paese con la sensibilità d’oltre Manica resta un episodio originale e oggetto di curiosità. Da quattro anni il funambolico trio italo-scozzese rappresenta una piacevole brezza che, di tanto in tanto, riesce ad agitare la piattezza delle acque italiane e i momenti nei quali spira con più forza sono quelli sospinti da veementi accelerazioni striate di rockabilly. Il quarto capitolo della loro discografia non spariglia le carte già esibite ma, oltre ai soliti convitati, al tavolo stavolta siedono nuovi ospiti e la posta in gioco appare più gonfia e succulenta. Ad animare la giostra di “Hormonized” non è solo l’intreccio di rock e country intessuto restando fedeli ai dettami che, a partire dalla seconda metà degli anni ’50, hanno fatto la fortuna di artisti come Johnny Cash, Jerry Lee Lewis e, ovviamente, Elvis Presley. L’impostazione originaria non è del tutto rinnegata e la sua influenza decide le sorti di brani come “Swimming Pool” e “Greasy Black Hands”: il primo è un’arguta giocata d’azzardo in una partita in cui le carte sembra averle date proprio il Re di Memphis, mentre il secondo tira in ballo i giochi western che hanno caratterizzato la prima fase della carriera di Bill Haley. Le intuizioni, però, non si fermano qui e dal tentativo di allargare i propri orizzonti scaturiscono alcuni guizzi interessanti. Il pop non era mai stato particolarmente caldeggiato dagli Hormonauts e perciò sorprende la scioltezza di “Top Of The World”, che addomestica il pop come amavano fare i Clash. Le prima battute di “Lucky Toy” sono secche come inesorabile era la stilettata di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin e, a proposito di note dure, una parolina sull’argomento la dice anche “Shit Faced”, che con “Just Drive” condivide il merito di far impennare vertiginosamente il livello dei decibel. Ecco, pur evolvendosi, il sound degli Hormonauts continua a trasudare potenza e c’è da giurarci che i live imperniati su “Hormonized” saranno all’altezza delle pietanze prelibate servite in passato. Chissà se dal vivo prenderanno in contropiede come “A Bundle Of Fun” e “My Sharona”, nei minuti iniziali, conducono il disco a delle ritmiche soffici alle quali stupisce veder accostato un gruppo abituato a prendere a schiaffi l’ascoltatore. “Hormonized” frulla a dovere rock, punk, funky e sfumature di sapore easy e sforna una miscela qua e là prevedibile, ma nel complesso frizzante e gradevole. Non ha il sapore della svolta e accusa qualche flessione ma, se la band riuscirà a portare fino in fondo questa ricerca di un sound più raffinato, potrà essere ricordato quale il primo passo verso la maturità.
|