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Questa non è, come molti potranno essere indotti a pensare, la “solita”, ennesima compilation su una band dal gloriosissimo passato remoto. “Forty Licks”, in effetti, è un prodotto unico nella lunga (quasi quarantennale) storia degli Stones, in quanto, PER LA PRIMA VOLTA, assembla in un unico (doppio) album i migliori brani di sempre del gruppo. E offre, come valore aggiunto, una definizione di suono superba, nonché 4 nuovi brani degli Stones formato 2002. I Sixties, i Seventies, gli Eighties e perfino i Nineties sono dunque ineditamente a braccetto; il che ci fornisce una “Satisfaction” a breve distanza da “Honky Tonk Woman”, senza dover cambiare CD dal lettore. Una prima osservazione su “Forty Licks” riguarda i primi brani in scaletta. Tempo fa, in un numero monografico di “Uncut” sugli Stones, un panel di critici e colleghi musicisti decretò quali fossero i loro 40 migliori brani di tutti i tempi. Caso strano ma non più di tanto, i primi 3 pezzi scelti per l’occasione figurano anche in testa al CD1: sono “Street Fighting Man”, “Gimme Shelter” e “Satisfaction”. Se il rilievo dato a quest’ultimo pezzo appare ovvio (essendo “Satisfaction” il pezzo che degli Stones conosceranno anche i nostri pronipoti dell’anno 2090), e se “Street Fighting Man” riveste un’importanza anche politico-sociale, essendo per molti “la” colonna sonora del ’68 parigino, la scelta di “Gimme Shelter” ha origine in qualcosa di più recente. Proprio quel famoso numero di “Uncut” (tramite un bellissimo articolo dell’artista newyorkese Ed Hamell) lo elesse a n.1 di sempre tra i brani a firma Jagger/Richards, e ciò in virtù della sua rinnovata importanza in seguito ai fatti dell’11 settembre. Le immagini da apocalisse imminente della canzone, a lungo associata con i tragici fatti di Altamont, assumono oggi infatti un connotato quasi profetico dopo il crollo delle Torri (“Rape, murder, it’s just a shot away…”); da qui l’inclusione di “Gimme Shelter” tra i vertici della produzione della band. Detto questo, quasi tutto il CD1 è dedicato agli anni Sessanta, e quindi “Get Off Of My Cloud”, “Paint it Black”, “Sympathy for the Devil”, ecc, (ma niente “As Tears Go By”) con in più due perle dei primi 70s (“Wild Horses” e “Honky Tonk Women”) tratte da “Sticky Fingers”. Il CD2 è più variegato: c’è “Angie” (dopo “Satisfaction” il loro brano più famoso, almeno in Italia), “It’s Only Rock’n’Roll”, “Fool To Cry”, due brani dal sopravvalutato “Exile” del ‘72, tre dal loro ultimo grande album “Some Girls” del ‘78 e qualche brano sparso degli anni 80 e 90 (tra cui, purtroppo, anche la scialba ma popolare “Undercover of the Night”). E ci sono 4 nuovi brani, 'Don't Stop', 'Keys To Your Love', 'Losing My Touch' e 'Stealing My Heart', che, bisogna ammettere, si mischiano bene con gli altri del CD2. Forse (anche) perché gli Stones non sono più in grado di produrre grandi album, ma qualche singolo brano di livello sanno ancora tirarlo fuori dal cilindro, come “Anybody Seen My Baby?”, tratto da “Bridges To Babylon” (del ’97) sta a testimoniare. Valida compilation, “Forty Licks”, con due sole lagnanze: “As Tears Go By” e la cover (datata ’95) di “Like A Rolling Stone” di Dylan avrebbero potuto essere incluse in luogo di due dei brani nuovi di zecca. Quisquilie, in un (doppio) CD così.
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