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Julie's Haircut
After Dark, My Sweet
2006
Homesleep/Audioglobe
di Claudio Biffi
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Questo quarto album della band di Sassuolo, “After Dark, My Sweet” può considerarsi una delle migliori sorprese in assoluto di questo inizio d’anno, perché finalmente una band italiana si mostra coraggiosa nello sperimentare nuove frontiere musicali veramente “alternative” nel vero senso del termine italico, poiché il genere alternative o indie anglosassone ormai raggruppa quei generi che non si hanno più il coraggio di definire tali. A scanso di equivoci i Julie’s Haircut hanno deciso di varcare il limite del concept album e si sono dimostrati musicisti maturi per avere suonato in presa diretta gran parte del materiale contenuto sul disco con ben 5 brani di improvvisazioni musicali cosìdette “take 1” per dirla alla maniera da film: “buona la prima!”. I Julie’s Haircut sin dal 1994, anno del loro debutto, hanno colpito per la capacità di mescolare garage rock, psichedelica noise e pop richiamando nelle melodie gruppi come i Velvet Underground, gli Stooges ma anche Sonic Youth e Pixies, mostrando inoltre una forte passione per la black music degli anni sessanta e settanta. Il loro terzo album “Adult Situation” prodotto dalla Homesleep Records, li fa conoscere anche all’estero e l’infaticabile attività “live” ne allarga il consenso. Il disco, come dichiarato dalla band in una recente intervista si spinge verso i territori della sperimentazione musicale quasi al limite del free jazz, anche se a me ricorda gruppi come i Cream, King Crimson e Pink Floyd, concentrandosi sulla ricerca sonora, specie nella seconda parte del disco senza però perdere il feeling con le melodie pop dove forse è proprio la parte cantata a risentirne maggiormente. Il lavoro di “taglia e cuci” effettuato sulle registrazioni improvvisate dà a “After Dark, my sweet” un qualcosa di cinematografico, a detta del gruppo un procedimento molto vicino a quello di ripresa e montaggio dove in editing vengono eliminate le parti superflue e rimane la sostanza. La caratteristica principale alla fine è secondo la band che le variazioni sonore stanno su un tappeto armonico sostanzialmente immobile dove gran parte dei brani non hanno movimenti armonici e sono basati sul solo accordo tonale. Tutto questo potrebbe risultare noioso alla lunga ma garantisce un impronta di originalità e non banalizza l’intero contenuto degli 11 brani in scaletta che a detta del gruppo sono anche l’elemento trainante delle loro esibizioni. Quindi non un rifiuto alla forma-canzone che in effetti è presente in “Open Wound” e “Afterdark” ma una specie di rito collettivo dove ogni membro della band è libero di dare il proprio contributo e solo l’affiatamento completo ne permette la riuscita.
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21/02/2006 -
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