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Degli inglesi - o, per meglio dire, dei britannici – potete avere l’opinione che credete, ma possiedono una abilità che non può essere messa in discussione: quella di saper fare “sistema”, perlomeno in ambito musicale, che è poi quello che ci interessa. Spieghiamo: trattasi, il Regno Unito, di un paese relativamente piccolo, e con una popolazione pressoché pari alla nostra, ma nel corso degli anni è riuscito – con una maestria unica e decisamente ammirevole - a diventare il 2° (giacchè il primo è ovviamente l’America) punto di snodo per importanza nell’ambito del pop/rock. Da quando oltre quarant’anni fa inventarono i Beatles, gli inglesi non hanno più cessato di spandere nel globo terracqueo una produzione pressochè illimitata di bands artisti e canzoni: proposte a volte grandiose e in qualche caso monumentali; più spesso invece (molto spesso), mera fuffa spacciata per “next big thing”. Mica che realizzare queste operazioni di frode universale sia facile, bisogna avercele quadre per riuscirci. E’ poi necessario che tutti i vari settori del music-biz collaborino e spingano il prodotto con enfasi e assoluta convinzione: radio, tv, giornali, agenzie di stampa e management, tutti insieme come un Voltron si buttano a capofitto a pompare la band ed il disco del momento con l’obiettivo condiviso di persuadere il pubblico pagante – in gran parte composto da incauti teenager privi di memoria storica – che gli si sta proponendo una sorta di nuova versione dei Beatles (e già…riuscito il trucchetto una volta lo si ripete all’infinito) per la “loro” generazione. Solo, MEGLIO dei Beatles (a spararla più grossa che si può ci si guadagna sempre…). Il nuovo “case-study” della premiata ditta hype UK si chiama, come è noto, Arctic Monkeys, questo gruppo composto da quattro under-20 provenienti dall'hinterland di Sheffield, che nel giro di un anno – e partendo, se ci si beve la leggenda inventata ad arte, da una dozzina di demo-tracks postate su Internet - è diventato oggetto di una vera e propria Monkey-mania, battendo tutti i record di vendita per un esordio con questo loro “Whatever People Say I Am…” Ora: gli Arctic Monkeys in realtà sono l’ennesimo gruppo rock post-post-punk (nel senso che hanno assimilato la lezione del punk e delle band che ne sono seguite), con la differenza che possiedono un briciolo di talento in più dei loro – per parlare un linguaggio aziendale, che ci pare più adatto – “competitors”. Tanto per cominciare, filano come treni. Qua dentro ci sono solo due brani che scarteremmo a priori causa, soprattutto, una forzata innaturale vigorìa “heavy”: l’iniziale “The View From The Afternoon” e “Perhaps Vampires…”. Il resto dell’album propone una band scoppiettante di vitalità come di rado accade di incontrare, a partire dall’eccellente hit-single “I Bet You Look Good On The Dancefloor”, passando per il punk à la UK di “Still Take You Home” – miglior pezzo in assoluto del disco – per giungere alla conclusiva in levare “A Certain Romance”, pezzo invero notevole. Niente male sono poi i testi del leader/lead singer Alex Turner, leggibili anche su carta senza storcere il naso e con poco o nulla da invidiare all’Elvis Costello di “My Aim Is True”. E allora? Se il disco funziona, se i kids lo compreranno in men che non si dica, se lo eleggeranno a indimenticabile colonna sonora dei loro anni adolescenziali…Tutti felici e soddisfatti, allora? Per niente, invece. Perché “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” ci potrebbe convincere unicamente se facessimo tabula rasa della nostra memoria in fatto di sette note. Se dimenticassimo di avere già ascoltato – nell’ordine – David Bowie, Buzzcocks, Jam, Bad Religion, Prefab Sprout, The Smiths, Suede, Green Day, The Libertines, Franz Ferdinand… e tanti altri che al momento non ci vengono in mente. Se gli Arctic Monkeys riuscissero a far confluire queste molteplici influenze in una sintesi propria ed unica, ciò che non fanno, o che, perlomeno, ancora non riescono a fare… Un’ultima notazione: il New Musical Express, nella sua recente classifica dei migliori 100 album britannici di sempre, ha inserito il suddetto (appena uscito) “Whatever People Say I Am…” al 5° posto. Il primo album dei Beatles che si incontra è “Revolver” in 9a posizione!… Sono o non sono straordinari, ‘sti inglesi?
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