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The Clientele
Strange Geometry
2005
Pointy
di Stefano De Stefano
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Questi tre ragazzi londinesi hanno all’attivo tre album più una raccolta di rarità distribuita solo on the road e questo "Strange Geometry" è il loro terzo disco; il titolo richiama una strana geometria come la si vede nella copertina dell’album, ma ad ascoltare queste dodici canzoni (quaranta minuti in tutto) tutto sembra quadrare come per magia. Canzoni delicatamente indie, marginali, raffinate e morbide, omogenee nel suono e nel tipo di scrittura (di qualità molto elevata), evocatrici di un’atmosfera autunnale e rarefatta, sognante e sospesa. Le dichiarate influenze del gruppo sono (a detta dello stesso) Nico, i Velvet Underground più folk, i Beatles e poi ancora Television e Galaxie 500; ma di fatto non sembra una forzatura notare che la prima parola pronunciata nel disco sia Julia, un nome molto familiare per chi conosce bene il White Album. Quella "Julia" firmata da Lennon non sembra essere una strana coincidenza perchè l’atmosfera che si respira in questo disco è molto Sixties, queste canzoni profumano di Beatles nonostante gli echi degli altri gruppi sopra menzionati; non si tratta mai di una chiara derivazione ma di una lucida ispirazione che si avverte nelle melodie, nelle progressioni degli accordi e a volte anche nel timbro della voce, rendendo così questo disco una piccola gemma indie pop che non può non colpire già al primo ascolto. Il sound è definito e omogeneo in tutto l’album, canzoni costruite principalmente sulle trame di chitarre acustiche ed elettriche quasi sempre pulite (uniche eccezioni presenti in “E.M.P.T.Y.” e “Impossibile” ma si tratta di assoli leggermente distorti), con pianoforte carico di riverbero a ricamare e qualche volta un organo che rende più corposo il suono; e poi ci sono quei violini e quegli archi che danno un gusto così retrò e così malinconico che la sensazione che si avverte durante l’ascolto di questo disco è quella di lasciarsi cullare e farsi lentamente avvolgere nella notte e nell’atmosfera crepuscolare evocata. Ma non per questo bisogna credere che "Strange Geometry" sia un disco monocorde oppure rallentato e fiacco: l’apertura con “Since K Got Over Me” è efficace, energica e piena di groove così come il finale di “Impossibile”, un pezzo che apre con un’introduzione di violini che ci riporta ad una piovosa Parigi quasi ottocentesca per poi sbatterci in faccia un attacco molto beatlesiano; “My Own Face Inside The Trees” e “K” sono invece dei delicati episodi che avremmo potuto trovare proprio in Rubber Soul dei Fab Four. “Losing Haringey” è vagamente sperimentale per quel testo che non viene cantato ma recitato su una base di delicati arpeggi di chitarre e tappeti di archi mentre “I Can’t Seem To Make You Mine)” e “Step Into The Light” sono tremendamente autunnali e malinconici con quei violini e quelle linee melodiche perfettamente geometriche nell’arrivare a colpire negli strati più profondi dell’animo. Canzoni brevi (una media di tre minuti), melodie cristalline piene di malinconia perfettamente costruite su strutture armoniche efficaci, nel segno di una tradizione elaborata e resa propria attraverso uno specifico suono che non inventa nulla ma ottiene tutto quello che si prefigge: questa in sintesi la formula chimica di questo Strange Geometry, un disco sapientemente dosato nelle atmosfere e costruito con una genuinità quasi artigianale. Questi Clientele sono un gruppo indie di nicchia ed è un vero peccato perché hanno tutte le carte in regola per accedere ad una ribalta ben più ampia; ma in fondo conviene averli così, lontani dall’alto business discografico e dal marcio che gira intorno ai grossi nomi, perché quel tanto di buono che c’è non venga corrotto e deviato dalla propria strada. Da ascoltare e custodire.
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07/02/2006 -
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