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Alzi la mano chiunque non abbia ancora sentito parlare almeno una volta nella vita di hip-hop, raga-muffin, acid jazz, nu metal, grunge o progressive rock che dir si voglia. L’impressione è che purtroppo al giorno d’oggi sia diventato pressoché impossibile produrre musica di un certo pregio al di fuori delle solite “tedianti” schematizzazioni ed etichettature. Bene, nel vasto panorama di generi musicali, spesso mutuati da altre culture e rielaborati con scarsa originalità, il rock-folk propostoci da questa band “cilentana” è forse una delle più divertenti novità musicali reperibili sul mercato: quello naturalmente delle produzioni indipendenti ed auto-gestite. La loro musica si differenzia, per diverse ragioni, tanto dal rock demenziale degli anni ’80 quanto dal cosiddetto filone “etnico”, cioè da quelle sonorità mediterranee e terzo-mondiste che così a lungo hanno contraddistinto l’opera di artisti come gli Alma Negretta, i 99 Posse e lo stesso Pino Daniele. Al contrario gli “Insetti” riscoprono le antiche tradizioni popolari, il folk delle radici e la cultura del vasto entroterra cilentano con uno spirito che si potrebbe dire festaiolo, strapaesano e soprattutto “scanzonato”. Ripropongono in chiave vendibile e spiritosa, non politicizzata, il sentiero già battuto, anni addietro, da gruppi sfortunatamente rimasti nell’ombra, come i “Tarantolati”: ovvero, la filastrocca, la tarantella, la gestualità teatrale (spesso introdotta da rulli di tamburo e proclami), la favola e lo schiamazzo. E’ un folk-rock di facile ascolto, indirizzato a più fasce di età, che riesce a coinvolgere tanto i giovanissimi quanto i più adulti, in un gioco di rocambolesche invenzioni e pirotecnica immediatezza. Non si tratta affatto di sprovveduti, se si considera il ricco curriculum di partecipazioni ad eventi musicali e culturali dei più disparati e se si considera che sono stati apprezzati da produttori artistici del calibro di Gianni Maroccolo (Cccp, Csp, Pgr). Insomma, l’ironia dei testi e delle musiche, l’accorto utilizzo di manfrine e tiritere dialettali, le atmosfere ridanciane, la freschezza del sound, concorrono insieme a rendere piacevole l’ascolto: un buon rimedio contro la noia ed i cattivi pensieri, per intenderci.
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