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Un disco che vi manderà fuori di testa al primo ascolto, roba da spaccare i timpani, un diluvio assordante ed assolutamente anarchico dal punto di vista delle strutture armoniche, in questo caso totalmente assenti. Loro sono i Lightning Bolt, originari di Rhode Island, la band è composta da Brian Gibson alla chitarra elettrica e da Brian Chippendale alla batteria, un semplice duo quindi, ma capace di produrre una quantità di suoni tale da farli sembrare una superband di “post hardcore”!!! Il disco è l’elogio del rumore più assordante che si possa chiedere, non ci sono limiti, non ci sono melodie, non ci sono certezze. Prendere o lasciare. Se alle prime note di “ 2 Morro Morro Land ” non vi spaventate, se siete ancora lì e arrivate perfino ai brani successivi, allora è tutto ok, il disco è adatto a voi. Altrimenti il rifiuto sarà totale e aprirete il coperchio del secchio della spazzatura per buttarcelo dentro! Ma proseguiamo pure nell’analisi dei brani : “ Captain Caveman” e “Birdy” sono all’insegna del “free noise” più assoluto, sono anche questi pezzi solo strumentali, assordanti e veloci, “Riffwraith” è una terribile collezione di “riff” di chitarra al cardiopalmo, “ Megaghost” invece è mortifera ed agghiacciante, fino a quando una dose massiccia di rumore iconoclasta la solleva dall’anonimato. “Magic Mountain”, la “title track” si dipana in un crescendo irrefrenabile e funambolico di chitarra e batteria, il tutto in un frastuono inenarrabile, circondato da grida lontane. Le chitarre e il tessuto armonico ricco di “feedback” di “Dead Cowboy” ci riporta a certo “acid rock” dei primi anni settanta, impregnato di psichedelia, mentre “Bizarro Zarro Land” è a dir poco eccentrica e sorprendente, con quei richiami classicheggianti, ben presto sepolti da un diluvio di note! “ Mohawkwindmill” è un pezzo suggestivo e dilaniante, quasi una colonna sonora di un ipotetico film sul genocidio perpetrato ai danni degli indiani d’America: armonie spezzate e schegge impazzite pervadono il brano, nulla resta da chiedere. “Bizarro Bike” e “Infinity Farm” si muovono lungo la stessa linea, quella di una negazione armonica assoluta, “ No Rest For The Obsessed” infine è il trionfo della distorsione e del disincanto , un vero e proprio inno al rumore, degno di “sonic reducers” come uralava Stiv Bators dei Dead Boys e quali sono questi coraggiosi e intraprendenti Lightning Bolt. Album da avvicinare con cautela, disco che può provocare danni ad orecchie poco abituate, un piacere perverso a chi - come chi vi scrive - con questi suoni ha pranzato e cenato per tanti lunghi anni.
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