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Anno 2005: in generale è lecito parlare di resa incondizionata al labirinto di una realtà di cui si dà per ammessa e irreversibile la dimensione di caos. Caos che deriva da mille impegni, da un tempo che scorre velocissimo e di cui siamo sempre meno padroni. E allora come riprenderne il controllo? Chi può farlo? La risposta che ho in mente (e che credo sarebbe anche quella dei musicisti dell’”insolita compilation”) è in questa frase di Lewis Carroll: "Hai mai parlato con il tempo? Forse no, ma so di doverlo battere quando studio musica". Questa è l’intuizione: il musicista può operare sul tempo proprio come un medico o come un qualunque tecnico di fronte all’oggetto. Parte dal vuoto, lo scompone, attende il miglior suono, decide di replicarlo. Poi rientra in retromarcia, di sottrazione ("questo no, meglio dopo, meglio farsi cullare, meglio riprendere il sample!), finchè non lo velocizza ancora una volta. I musicisti che si sono incontrati "in questa vallata dove l’ascolto musicale è l’unica libertà rimasta" (che senza fare giri di parole è la Pippola music, label indipendente fiorentina creata da Maroccolo), hanno progettato un disco assolutamente non-convenzionale, che ruota intorno all’idea di un’ elettronica per tutte le ore, inchiodati ad una visione dell’arte della modulazione come supporto per le giornate umane. Ma l’elettronica ha mille volti: è quella che si mescola alle atmosfere sognanti e sospese (trip, glitch, dream- pop) dei Blume, quella dei Cpt-nice e del loro mondo fatto di viaggi spaziali, palme sintetiche appoggiate su spiagge di idrocarburi; quella accompagnata dai testi di futuristica avanguardia degli A.M.boys, quella sperimentale e ipnotica di Pietro Riparbelli. Lo confesso, l’idea della meccanica che suona se stessa non mi aveva mai allettata, eppure questo disco ha intaccato i miei pregiudizi. Forse perché a pensare all’elettronica, mi veniva in mente qualcosa di freddo, impersonale, ma questi sono attributi che con tale progetto non hanno niente a che fare. La quinta traccia, poi, è un remix di “Ongii”, canzone dei C.S.I (firmato Paolo Favati), che tradotto significa sorprendersi di ascoltare Giovanni Lindo Ferretti fuori dal suo contesto, semplicemente “estasi” musicale (su questo non ho mai promesso imparzialità). Per fare il suo ingresso nella scena delle etichette indipendenti, la “Pippola Music”, insomma, non poteva scegliere un cd migliore, perché esso contiene in embrione tutte le enormi potenzialità del rock italiano, che purtroppo è ancora sottovalutato o patrimonio di un gruppo troppo ristretto.
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