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I puristi del jazz probabilmente storceranno il naso di fronte a lavori come “In Between” dei Jazzanova – tutt’altro che disprezzabili dal punto di vista della godibilità e della ricercatezza sonora, ma difficilmente collocabili nell’ambito dell’ortodossia. D’altronde la musica dei Jazzanova al pari di quella di altre band come i Llorca o i Koop, coagula e reinventa generi musicali con grande disinvoltura all’insegna del remix e riesce ad essere un po’ di tutto, nel senso più eterogeneo del termine. Ma questo poco importa, se l’approccio valutativo, come nel caso, concerne la fruibilità complessiva dell’opera, piuttosto che la corrispondenza o meno a dei canoni estetici: l’immediatezza e l’impatto comunicativo sono garantiti. I Jazzanova non mancano peraltro di originalità, né di coerenza o stile. Certo l’ambito espressivo della band non si limita a spaziare entro i confini labili quanto inflazionati del groove e dell’acid jazz, bensì si arricchisce, sulla scia ormai collaudata di una contaminazione necessariamente “globale”, di suggestioni che potremmo definire etniche, caratterizzate da una sostanziale vocazione “latina” o “afrofunk” che dir si voglia. L’intelligente combinazione di HipHop, Drum & Bass, Brazil e Jazzy si manifesta vieppiù attraverso ritmi sostenuti, sonorità dall’alto potenziale timbrico, esplorazioni nell’ambito dell’elettronica e della dance. Dopo l’entusiasmante quanto inatteso exploit musicale di “The Remixes 1997-2000”, CD doppio prodotto per l’etichetta Compost, dove i Jazzanova si sbizzarriscono a reinterpretare in maniera del tutto originale brani di altri autori, dagli Incognito ai 4-Hero, adesso ci riprovano con “In Between”, album a lungo atteso dai fans e da quanti hanno avuto il privilegio di assistere alle loro prime esibizioni dal vivo nonché alla pubblicazione dei primi EP. Un debutto senz’altro atipico nell’ambito del nu jazz, ma entusiasmante per la carica emotiva che essi sono stati capaci di trasfondere nelle composizioni. Il remix ed il campionamento vengono utilizzati con spregiudicatezza ed il ritmo viene accordato agli umori della platea, come se si fosse al centro di una pista da ballo. Particolarmente gradevole e frizzante anche la bossa nova con la quale essi scandiscono musiche ed arrangiamenti, portando una ventata di fresche emozioni all’ascoltatore, che ne viene coinvolto positivamente. Peraltro - fenomeno non nuovo nell’ambito dell’acid jazz – essi contribuiscono a rendere via via più labile il confine tra musicista e produttore, tra ascoltatore e strumentista, platea e Dj. Jurgen Knoblauch, Class Brieler e Alex Back, i tre principali ispiratori della band, in realtà composta da un organico di 6 persone, sembrano infatti indugiare a lungo e con consapevolezza su questa ambiguità, specie nelle esibizioni live, allorché il coinvolgimento degli ascoltatori diviene parte integrante della musica stessa. In “In Between” sono ripresi molti degli spunti e delle idee già ampiamente disponibili nei lavori precedenti, tanto che sembra a volte di ritornare agli sfarzi di “Caravelle” o di “We Who Are Not Of Others”. Pur tuttavia è presente una maggiore maturità espressiva (e compositiva) che ridefinisce i ruoli in modo più completo ed equilibrato, il remix viene utilizzato con maggiore saggezza e parsimonia, l’ascoltatore è condotto ad un approccio meno istintivo verso la musica ed il ritmo. Il tutto si avvale infine dell’apporto estemporaneo ma determinante di Vikter Duplaix (canta mirabilmente in “Soon” e nella ballata finale “Wasted Time”) nonché della collaborazione irrinunciabile di Ursula Rucker, la splendida vocalist di “Keep Falling”. Da segnalare in particolare “Hanazono”, un brano musicalmente ineccepibile, contraddistinto da una travolgente fuga al piano, nonché l’utilizzo raffinato del vibrafono, il concorso di musicisti di grande spessore, una ricca quanto elaborata strumentazione, un impiego accorto ed elegante degli effetti speciali ed una perfezione quasi maniacale degli arrangiamenti Una musica ben confezionata, insomma, che col vero jazz ha ben poco da spartire, ma fa trend e soprattutto soddisfa i gusti più delicati, il corpo e la mente: che non è dir poco.
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